martedì, 21 ottobre 2014

Resoconto Incontro 15 ottobre 2014

Mercoledì 15 ottobre 2014

Cari tutti,
alla riunione di OTTOBRE abbiamo finalmente avuto il piacere di ascoltare l’architetto Giuseppe Rallo, della Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici Veneto Orientale con sede a Venezia, nonché curatore dei giardini di Villa Pisani a Stra.
Nella prima parte della sua presentazione si è fatta un po’ di storia degli stili di giardino a Venezia, per poi passare a un esempio specifico: Palazzo Soranzo Cappello.
Già a fine 1500 diverse testimonianze parlano dei giardini di Venezia come ricchi di piante rare, contrariamente a quanti all’epoca potessero pensare che su acque salse non crescesse nulla.
I primi giardini furono i ‘giardini dei semplici’, sia privati che monastici, anche in virtù della grande importanza che ha sempre avuto a Venezia la corporazione degli ‘speziali’, intesi sia come farmacisti che come commercianti di spezie. Questi giardini non avevano un disegno vero e proprio, ma collezionavano piante spesso rare. Alla fine del ‘400 si passò al giardino umanistico, ovvero il giardino dell’ozio, dove conversare e passeggiare in mezzo a piante in forma piegate alla volontà dell’uomo. Nel ‘600 si affermò il ‘giardino dei fiori’, con comparti creati da pianelle o pietra, e nel ‘700-‘800 arrivò anche qui la moda del giardino all’inglese, che causò l’adattamento o la cancellazione dei complicati disegni seicenteschi in funzione di un risparmio economico.
La vicinanza di Venezia con lo storico orto botanico di Padova e la conformazione dei lotti urbanistici della città (stretti e lunghi) sono altri fattori che hanno influenzato l’evoluzione del giardino veneziano, che pian piano si è configurato come un giardino fatto di spazi consequenziali lungo un asse che collegava un canale con quello successivo. Questi spazi erano:
– la corte, che era il prolungamento del salone al piano terra ed era un luogo ricco di colori grazie a vasi bianchi, rossi e celesti e pareti affrescate;
– l’elemento di cesura tra corte e giardino, che di solito era un muretto basso;
– il giardino lungo e stretto;
– un elemento architettonico in fondo all’asse visuale (per esempio una loggia) in cui si apriva la porta che dava sull’acqua.
Oltre alla loggia c’era naturalmente la recinzione tutto intorno al giardino, che lo rendeva un luogo intimo ed esclusivo, e voleva anche creare un microclima favorevole a piante mediterranee.
Non mancavano mai i pergolati, ricoperti principalmente da viti e gelsomini, i vasi per le piante più delicate come il mirto, e prati fioriti che pare fossero punteggiati da fioriture naturali che li facevano sembrare tappeti persiani. Le piante più usate erano agrumi, garofani, bulbose, rose, piante aromatiche come maggiorana e basilico, gigli, tuberose.
Tutti gli elementi ordinatori del giardino veneziano sono visibili a Palazzo Soranzo Cappello, che è stato restaurato una decina di anni fa ed è la sede della stessa Soprintendenza: l’asse centrale, i percorsi in ghiaino (percorsi certi) o in erba (percorsi reversibili), la pergola in pali di castagno ricoperta da viti e gelsomini, il giardino dei frutti e il grande prato con una parte a prato fiorito e strisce di erba disegnate a terra mediante sfalci differenziati, il sottobosco con edera e Liriope muscari. Tutto il restauro è stato condotto cercando di rispettare la storia del luogo, ma guardando avanti, per non fossilizzarsi nello stile di uno specifico momento storico bensì ricreare un giardino vivo. Purtroppo dopo un tale lavoro di recupero il giardino è ora in stato di abbandono, perché il Ministero dei Beni Culturali non riesce a trovare i 4000 euro annui che servono alla sua manutenzione.
La serata si è conclusa quindi con l’amara considerazione che in Italia i giardini non sono affatto considerati sullo stesso piano dei palazzi, e che molti giardini storici lungo tutta la penisola versano nelle stesse condizioni critiche di questo giardino veneziano.

Elisa

PS: ho avuto la fortuna di visitare questo giardino nel giugno del 2006, appena restaurato. Vi allego qualche foto per chi non era presente all’incontro.

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