lunedì, 26 ottobre 2015

Pan di Mele di Silvia

pan di mele

Ingredienti

  • 2 tazze di mele
  • 1 tazza di zucchero
  • 1 tazza di noci spezzettate
  • 1 tazza di uvetta Sultanina
  • 1 tazza di farina
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaino di lievito

Preparazione

La sera prima di fare la torta (almeno 8 ore prima) prendere una tazza da caffellatte e usarla come misurino: mescolare 2 tazze di mele e 1 tazza di zucchero e lasciare riposare fino al mattino. Si formerà un liquido colloso sul fondo della terrina.
Il giorno dopo riprendere in mano la mistura e aggiungere 1 tazza di noci spezzettate, 1 tazza di uvetta Sultanina, 1 tazza di farina, 1 uovo e 1 cucchiaino di lievito.
Mescolare bene e distribuire in una pirofila ovale o in uno stampo rettangolare (le dimensioni variano in funzione del quantitativo di impasto che a sua volta dipende dalla misura della tazza scelta).
Cuocere in forno caldo a 180° C per circa 45’. Se la superficie dovesse tendere a scurirsi troppo e le uvette a bruciarsi prima di fine cottura, coprire con della stagnola e proseguire la cottura facendo la prova dello stecchino.

(ricetta di Reggio Emilia)

sabato, 18 luglio 2015

Resoconto Incontro 15 luglio 2015

Mercoledì 15 luglio 2015

Cari tutti,

alla riunione di LUGLIO abbiamo avuto finalmente come relatori due vecchie e care conoscenze: Gianni & Susi, titolari del rinomato vivaio Susigarden ad Aiello del Friuli.

Gianni ha introdotto la serata parlando di terra e terricci, spiegando come l’esperienza di orticoltore (prima del vivaio aveva un’azienda agricola che produceva molti meloni) lo abbia aiutato a capire quali sono le problematiche delle piante legate al terreno.

Le caratteristiche più importanti di un buon terreno agrario sono la porosità (ossia la presenza di pori nei quali l’aria intrappolata garantisce la respirazione delle radici), il drenaggio, la capacità di scambio cationico e la fertilità. Il cattivo drenaggio è la causa della morte inattesa di molte specie più sensibili – per esempio Phlox e lupini – durante inverni piovosi, a causa dei funghi del colletto. La capacità di scambio dà un’indicazione degli elementi assorbibili per le piante. Di questi elementi alcuni sono necessari in maggiore quantità: sono i macroelementi citati sui sacchi di concime, cioè azoto N (per la crescita delle parti verdi), fosforo P (per la radicazione) e potassio K (per i frutti); altri servono in quantità minime ma indispensabili se si vogliono evitare sintomi di carenza, per esempio molibdeno e boro.

E’ importante lavorare il terreno quando non è né troppo secco né troppo umido, e comunque non lavorarlo troppo in generale, affinché non perda la sua struttura. Lavorazioni troppo profonde (che usavano un tempo ma sono ormai fuori moda, aggiungo io!) sono negative, perché gli orizzonti del suolo vengono invertiti e la microflora che vive in presenza di ossigeno viene portata in condizioni di anaerobiosi e viceversa.

Per mantenere la fertilità, oltre alla concimazione, abbiamo a disposizione un’altra opzione: interrare i residui colturali per introdurre nel terreno sostanza organica che lentamente si decomporrà. E’ quello che si fa di proposito con il sovescio, l’interramento di una coltura ad hoc quando è ancora verde, di solito una leguminosa come il pisello proteico o una crucifera come la senape, che aiuta anche a risanare il terreno da patologie.

In termini di concime l’ideale è sempre il tanto celebrato letame di cavallo, che va distribuito in superficie e mescolato ai primi 10-15 cm di terreno, rigorosamente durante i periodi freddi – in passato novembre, oggi potremmo dire gennaio – se vogliamo evitare un’immediata ripartenza vegetativa della pianta, che poi la renderà più sensibile ai primi geli.

In vaso dobbiamo invece saper scegliere la tipologia di terriccio più idonea. Una caratteristica fondamentale di un terriccio è la stabilità, ossia la capacità di non degradarsi velocemente e, quindi, di non restringersi lasciandoci uno spazio vuoto tutto intorno al vaso.

A questo proposito l’optimum sono le torbe bionde o chiare, che sono quelle meno degradate che danno struttura; a queste è bene aggiungere comunque della torba nera o scura, che nutre la pianta ma è molto decomposta, quindi ha anche il problema che se si asciuga diventa impermeabile all’acqua. Le torbe brune sono quelle intermedie tra le nere e le bionde.

Gianni & Susi per il loro vivaio usano un terriccio fatto fare su misura e messo a punto negli anni, composto principalmente di torba bruna irlandese generata da erica, ma anche di minori quantità di torba bionda baltica e fibra di cocco (che non si degrada e non si asciuga mai completamente). Per piante a ciclo lungo come le perenni viene aggiunta un po’ di agriperlite, che evita compattamenti.

A questo punto Susi ci ha mostrato alcuni esempi di vasi, ciotole e vasche realizzati con le piante del vivaio, ma anche altri esempi di belle combinazioni di forme e colori fotografate all’estero. Quando ci si accinge a preparare un vaso o una ciotola, va considerata innanzi tutto l’esposizione che si ha in termini di sole/ombra; in secondo luogo si considereranno gli aspetti estetici: forma della pianta, colore dei fiori e delle foglie, tessitura. Si potrà decidere di lavorare con un’unica pianta in massa, con più varietà della stessa pianta oppure con molte piante diverse, accostate in base all’armonia o al contrasto. In questo caso si sceglierà in genere una pianta centrale fondamentale, e poi le piante più basse che la dovranno accompagnare. E’ fondamentale considerare il tipo di crescita di ognuna (alta, larga, ricadente) perchè, per quanto si sappia, a volte si sbaglia con le nuove varietà: certe piante risultano nella composizione troppo vigorose, troppo alte o troppo larghe, non permettendo uno sviluppo equilibrato delle altre sorelle di ciotola. Susi ci ha mostrato molte delle numerose annuali coltivate in vivaio: petunie, Pelargonium, Sunpatiens, Cosmos, Zinnia, Cleome, Scaevola, Lobelia, ma anche perenni ricadenti come Muehlenbeckia e Helichrysum petiolare. Non avendo a disposizione le foto di Susi mi permetto di mandarvi alcune foto che avevo in casa!

Gianni& Susi hanno concluso la serata raccontandoci di alcune forniture ‘importanti’ che hanno fatto negli anni, come quella di tutte le piante per la risistemazione del giardino storico della nota Abbazia di Cervara vicino a Portofino, scenario di costosi matrimoni: http://www.cervara.it

Concludo ricordandovi che ad agosto saremo in ferie, quindi la prossima riunione sarà in SETTEMBRE. I primi appuntamenti autunnali saranno la mostra di Villa Manin nei giorni 12-13 settembre e la giornata di scambio semi & piante a ottobre presso uno dei nostri soci.

La sera del 7 agosto, inoltre, come Amici del Giardino Lucio Viatori stiamo organizzando un concerto per pianoforte all’aperto nel giardino, a Gorizia. Vi manderemo il programma appena pronto…partecipate numerosi!

Buona estate,

Elisa

sabato, 20 giugno 2015

Resoconto Incontro 17 giugno 2015

Mercoledì 15 giugno 2015

Cari tutti,

come Roberta ha già scritto con la sua verve, la riunione di GIUGNO è stata un’occasione per stare insieme e goderci l’ottima riuscita di Giardini Aperti 2015 (grazie anche alla clemenza del meteo).

Liviana ha preparato una presentazione ricca di foto dei giardini che hanno aperto le loro porte, perlomeno quelli di cui voi soci avete fatto pervenire delle immagini; ha lavorato veramente tanto per preparare queste belle diapositive, quindi grazie Liviana! Abbiamo visto giardini di tutte e 4 le province, in alcuni casi inseriti in abitazioni storiche, altre volte arricchiti di opere artigianali e fantasiosi arredi; giardini che richiamavano lo stile all’italiana, ma anche all’inglese, naturalistico, roccioso, giapponese…o semplicemente sui generis! Nella maggior parte di questi giardini abbiamo visto le sempre amate rose e ortensie, ma anche alcune specie perenni che iniziano lentamente a farsi strada. In conclusione possiamo dire che l’interpretazione di “giardino” è molto varia e personale, ed è giusto che sia così.

Tra le comunicazioni c’è stata la bella notizia che a settembre si rifarà la gita a Venezia che ha avuto tanto successo. La nostra Pierina ha preparato dei cestini spettacolari per le persone che hanno contribuito a organizzare questo evento, grazie Pierina.

Con l’aiuto di Marina e Paolo, io ho presentato il mio libro “Nativa dei prati”, edito da Maestri di Giardino. Vorrei ringraziare tutti coloro che l’hanno acquistato e scusarmi per non essere potuta rimanere a completare l’operazione ‘firme’: purtroppo avevo un impegno; sarà per la prossima volta.

Ci risentiamo a luglio per l’ultima riunione prima delle ferie,

Elisa

giovedì, 21 maggio 2015

Resoconto Incontro 20 maggio 2015

Mercoledì 20 maggio 2015

Carissimi, nella conferenza di Maggio abbiamo parlato di ME, Microrganismi Effettivi, con Enzo Cattaneo.
Argomento molto complesso, di cui la nostra socia Angela Comuzzi ci invia un riassunto:

Conferenza molto interessante, mercoledì scorso in sede: il chimico Enzo Cattaneo ci ha condotto nel mondo infinitesimale ma fondamentale dei Microrganismi Effettivi. Ci ha raccontato un po’ la storia della nascita di questa che è una vera e propria tecnologia: intorno agli anni ‘80 dopo anni di esperimenti e studi, Teruo Higa, biologo giapponese alla ricerca di un sistema alternativo ai fitofarmaci per il miglioramento delle coltivazioni agricole riesce ad assemblare dei ceppi di batteri “buoni” carichi di energia rigenerativa. Scoprì che era possibile la convivenza fra microrganismi aerobi(che hanno bisogno di ossigeno per vivere – es. azotobatteri) e di quelli anaerobi (vivono senza ossigeno – es. i batteri della fotosintesi); Cattaneo per farci capire la composizione del mix di Higa ha portato l’esempio del lievito di birra, dei molteplici fermenti lattici, aceto batteri, batteri della fermentazione e ha nominato più volte gli antichissimi batteri della fotosintesi. La presenza di questi ultimi si può ricondurre agli albori della Vita sul nostro Pianeta provenienti da chissà quale “pulviscolo” spaziale. I Microrganismi si possono dividere in tre gruppi: POSITIVI, NEGATIVI E OPPORTUNISTI. La prevalenza degli uni rispetto agli altri è determinata dagli Opportunisti, la presenza degli EM aiuta a fare in modo che i positivi siano sempre in maggioranza creando una situazione di salute nell’ambiente da loro colonizzato. Cattaneo ci ha raccontato di come tutta la materia sia intrisa di energia. Gli esseri possiedono dei campi energetici che possono influenzare la nostra percezione e promuovono benessere o malessere a seconda della loro qualità. Enzo ha portato l’esempio di ciò che si può provare guardando un bosco antico oppure un campo di mais: gli effetti su di noi sono ben diversi!!
Higa ha raccolto insieme un numero di circa 80 ceppi di Microrganismi in grado di influenzare positivamente i vari ecosistemi (fiumi, terreni, atmosfera ecc…) promuovendone la vita. Gli E.M. una volta attivati ed immessi nell’ambiente si moltiplicano e proteggono lo stesso dalla colonizzazione dei germi patogeni.
Cattaneo ha portato degli esempi: all’interno della compostiera velocizzano e migliorano la qualità del risultato, spruzzati sulle piante o inoculati nel terreno rinforzano gli stessi, altro esempio alla base degli alberi per mantenerli in salute ma anche come cura dove è presente l’Armillaria. Questi sono solo alcuni dei casi in cui gli EM possono essere utili perchè il campo di applicazione è vastissimo fino ad arrivare alla salute umana data questa capacità antiputrefattiva e antiossidante. Data la loro resistenza alle alte temperature vengono fissati sotto forma di ceramica ed esistono dei bracciali che rilasciano lentamente dette sostanze. Per le loro azioni, vengono anche usati per le pulizie della casa, per l’abbattimento dei cattivi odori, riciclo delle acque, miglioramento della qualità dell’acqua.
Scopo di Teruo Higa è diffondere gli E.M. su tutto il pianeta rendendoli accessibili a tutti, il loro costo è irrisorio e ognuno può riprodurseli a casa propria partendo dalla matrice. Cattaneo si rende disponibile per insegnarci ad attivare questa matrice che è acquistabile alla CEBI (Centro Ecobiologico viale Tricesimo 254 –Udine) oppure via internet alla EM ITALY o alla ITALIA EM.

LIBRI CONSIGLIATI:
Teruo Higa “Microrganismi Effettivi – Benessere e rigenerazione nel rispetto della Natura” Ed Tecniche nuove
Masaru Emoto “L’insegnamento dell’acqua” ed. Mediterranee

giovedì, 23 aprile 2015

Resoconto Incontro 15 aprile 2015

Mercoledì 15 aprile 2015

Cari tutti,
alla riunione di APRILE la nostra presidente Luisa ha fatto il resoconto delle ultime attività, tra cui la partecipazione alla festa di ‘porte aperte’ al Susigarden, alla fiera di Gorizia (Pollice Verde) e a quella di Strassoldo. Un grazie di cuore a tutti i soci che hanno dato il loro contributo.
Giardini Aperti si avvicina: quest’anno si sono iscritti 77 giardini, quindi il numero complessivo è rimasto più o meno costante. Bravissime Loredana e Delia che hanno preso il testimone dalle mani di Valeria, e non dimentichiamo Osvaldo che si occupa ogni anno del depliant dell’evento!
La nostra socia Emanuela Alberini sta organizzando delle magnifiche gite ai giardini di Venezia, ma di questo avete già ricevuto notizie specifiche via email.
Luisa ci ha anche informati che il prossimo autunno si farà la tanto attesa giornata di scambio piante & semi nel giardino dei soci, quindi chi volesse partecipare può iniziare a pensare fin da ora a che cosa offrire e scambiare.

Per quanto riguarda il Giardino Viatori, che sarà aperto al pubblico fino al 2 giugno tutti i sabati e le domeniche e i giorni festivi, io e Paolo Bianchi abbiamo aperto i tesseramenti per chi voleva associarsi agli ‘Amici del giardino Lucio Viatori’. Grazie a tutti coloro che si sono iscritti per dare un contributo alla conservazione e conoscenza del giardino! Ma non mi dilungo su questo, perché riceverete presto una email con lo statuto dell’associazione e tutte le info.

Il relatore della serata è stato Ennio Furlan, presidente dell’associazione micologica e botanica udinese, socio del gruppo micologico palmarino e del gruppo micologico codroipese, nonché chef per 46 anni e ora divulgatore instancabile in merito agli usi culinari di erbe spontanee e funghi. Appassionato fin da bambino di erbe spontaee, Ennio ci ha fatto una panoramica delle erbe di uso culinario più comuni in Friuli e di come lui le usa per le ricette che ha inserito nel suo libro ‘Erbe…e dintorni’ edito da Ribis, che molti di noi hanno acquistato.
La normativa regionale in merito alla ‘tutela della flora e fauna di importanza comunitaria e di interesse regionale’ pone dei vincoli ai quantitativi che si possono raccogliere per giorno di alcune specie vegetali: si tratta della LR n. 9 del 23 aprile 2007 e successive modifiche. Negli allegati vengono indicate le specie di cui si può raccogliere una quantità massima di 1 kg per persona per giorno, come aglio ursino, luppolo e papavero, e quelle di cui si può raccogliere fino a 3 kg per persona per giorno, come ortica, tarassaco e sclopit (silene). Vi sono poi le specie tutelate che non si possono raccogliere affatto. Vi allego gli elenchi di cui parlava Ennio.
Nelle diapositive abbiamo visto innanzi tutto il gruppo degli Allium spontanei, come Allium vineale, Allium carinatum, Allium roseum, Allium victorialis e Allium ursinum, nonchè Silene vulgaris (sclopit); equiseto Equisetum telmateja con le sue elevate concentrazioni di silicio (quindi da consumare con moderazione per evitare calcoli); i vari asparagi (Asparagus tenuifolius, A. officinalis e A. acutifolius); tarassaco (con cui si fa veramente di tutto, per esempio, coi boccioli, i cosiddetti ‘capperi friulani); radicchielle varie da mangiare lessate tra cui Crepis taraxacifolia; Rumex acetosa (pane e vino); Tragopogon pratensis; Aruncus dioicus o barba di capra; luppolo Humulus lupulus; Lamium di diverse specie che perdono il loro cattivo odore dopo cotti; ortica, papavero o confenon, topinambur Helianthus tuberosus e molte altre ancora.
Un po’ di attenzione va prestata a quelle specie velenose che possono essere scambiate per le mangerecce di nostro interesse, come il colchico da non confondere con l’aglio ursino, o il maggiociondolo da non confondere con la robinia.
Ennio ci ha anche portato degli assaggi delle sue creazioni, come il tarassaco in agrodolce, il frico all’aglio ursino e il plumcake allo sclopit, molto graditi alla fine della conferenza!

Grazie a tutti coloro che hanno collaborato per la riuscita della ‘serata delle erbe’,

Elisa

domenica, 22 marzo 2015

Resoconto Incontro 18 marzo 2015

Mercoledì 18 marzo 2015

Cari tutti,
alla riunione di MARZO Luisa e Marina ci hanno ricordato i prossimi appuntamenti: la fiera Pollice Verde a Gorizia (da oggi a domenica), la mostra-mercato a Strassoldo (28-29 marzo), l’inaugurazione della mostra di Ferruccio Carassale a Villa Manin (domani 21 marzo), l’apertura del giardino Viatori (28 marzo). Chi è disponibile a presenziare il nostro stand a Pollice Verde questo weekend spero abbia già avvisato Marina!

Abbiamo poi avuto l’attesa conferenza sulla potatura degli alberi di Giorgio Valvason, da lui intitolata “La cultura del verde”. L’argomento è infatti di portata più ampia di qualche semplice regola di potatura, dato che ha a che fare con il livello medio di cultura del verde. Considerando le immagini che Giorgio ci ha mostrato, di passi avanti sembra ne siano stati fatti ben pochi negli ultimi 30 anni, soprattutto nella gestione delle alberature pubbliche.
Il primo errore comune è in generale piantare alberi troppo grandi vicino agli edifici: l’albero non ha spazio per crescere (e dunque verrà potato perdendo la sua forma naturale) e l’edificio non riceve più luce. Ma l’errore che i giardinieri continuano a fare è soprattutto la capitozzatura, trattamento che viene riservato con indifferenza a specie spoglianti – come platani, gelsi e tigli – e a specie sempreverdi – come cedri e pini. Questo tipo di taglio causa un vero e proprio ‘danno biologico’, che secondo Giorgio è perseguibile dalla legge: in mancanza dell’apparato fogliare, che è stato asportato con la potatura, la fotosintesi clorofilliana viene compromessa e non c’è abbastanza nutrimento per tronco e radici, perciò l’apparato radicale si atrofizza. Le conseguenze a lungo termine sono carie interne, che partono dalle ferite non ben rimarginate, e schianti degli alberi dovuti al fatto che la nuova forma della pianta non è equilibrata e aerodinamica, bensì fa vela in situazioni (ormai sempre più frequenti) di vento forte. Segnali di qualcosa che non va in un albero sono branche che stentano a vegetare e funghi che si formano sul tronco.
Scendendo nel pratico, la potatura ideale su un albero appena piantato prevede che si selezionino i rami in soprannumero, ma senza tagliare la punta (che mediante la produzione di ormoni controlla lo sviluppo delle gemme laterali). Oltre a eliminare monconi, rami che si incrociano, doppie punte etc, quando l’albero è adulto si tratta poi più che altro di selezionare o diradare: si taglia un ramo sì e uno no, usando sempre la tecnica del taglio di ritorno, che prevede di lasciare un ramo tira-linfa e di tagliare in corrispondenza di gemme rivolte verso l’esterno.
Il periodo ideale per la potatura è febbraio; prima non è il caso, perché con freddo e gelo la pianta non chiude bene le ferite. Si può potare anche dopo l’emissione delle foglie (potatura verde), e anzi, questa strategia è consigliata per alberi che ‘piangono’ se tagliati a fine inverno, come la betulla, o altre specie come il ciliegio; l’importante è aspettare almeno 6-7 settimane dall’emissione delle foglie.
L’inclinazione del taglio deve rispettare il collare del ramo, e seguire quella del ramo che rimane.
Ovviamente i tagli su rami molto grossi andrebbero sempre evitati.
L’obiettivo di una potatura di diradamento è mantenere i rami tira-linfa e far entrare la luce in tutta la pianta, in modo che tronco e radici si ingrossino grazie alla fotosintesi effettuata dalle foglie.
Un aiuto ad alberi adulti che vegetano in maniera stentata può venire dalla micorrizazione, cioè dall’inoculo nel terreno di una serie di funghi che vive in simbiosi con le radici della pianta, e la aiuta ad assorbire acqua e sali minerali. Anche i microrganismi effettivi (EM) o anti-ossidanti sono benefici per l’albero…ma di questo parleremo eventualmente in una futura conferenza!

Elisa

martedì, 24 febbraio 2015

Resoconto Incontro 18 febbraio 2015

Mercoledì 18 febbraio 2015

Cari tutti,
come ben sapete l’incontro di FEBBRAIO è stato quello del resoconto annuale.
Valery è stata bravissima nel preparare un simpatico video con tutte le attività del 2014, mese per mese: le conferenze, le uscite per la potatura da Sergio e da Romeo, il volontariato a Barbana, le fiere a cui abbiamo partecipato col nostro stand, Giardini Aperti, la gita in Carnia organizzata da Luciana, il ‘talea day’ da Romeo…senza dimenticare le gite naturalistiche settimanali che il nostro socio Loris Zilli ha organizzato a beneficio di tutti.
Valery ha poi ringraziato il direttivo per il lavoro svolto nei suoi due anni di presidenza, e ha mostrato il bilancio consuntivo 2014 e il bilancio preventivo 2015, approvati all’unanimità (tranne 1 voto contrario di Britta che voleva evitare il voto bulgaro!).
A questo punto abbiamo votato per il rinnovo delle cariche sociali: il nuovo presidente è la nostra LUISA FORNASIN! Congratulazioni Luisa! Il direttivo uscente è stato confermato: Marina vice-presidente, Bruna segretaria, Osvaldo responsabile del sito web. Sono state confermate anche Loredana per Giardini Aperti, Anna Letizia per la biblioteca e io per i resoconti e le foto mensili.
Luisa vi manderà nelle prossime ore i suoi ringraziamenti e le sue prime parole da presidente.
Valery si è ampiamente meritata, come presidente uscente, i nostri regali di ringraziamento: una piastrella in ceramica con il suo nome e il logo del circolo, una penna fatta a mano con i tutoli di mais e un quadro di Giuliana con i suoi acquerelli (guardate le foto allegate).
Valentino ha poi proposto per il futuro il suo corso gratuito ‘di non potatura’, io – su delega di Marina – ho dato aggiornamenti sulla situazione del giardino Viatori (che riaprirà il 28 marzo e rimarrà aperto fino al 2 giugno incluso, in tutti i fine-settimana e feste comandate, dalle 16 al tramonto). Sergio ha comunicato che presto dovrebbe uscire sul Messaggero Veneto un articolo sulle api e sul nostro ruolo di cittadini attivi nel salvaguardarle, articolo in cui il nostro circolo comparirà col suo logo.
A questo punto è stato fatto un brindisi alla nuova presidente!

Arrivederci a marzo,
Elisa

sabato, 24 gennaio 2015

Resoconto Incontro 21 gennaio 2015

Mercoledì 21 gennaio 2015

Cari tutti,
alla riunione di GENNAIO abbiamo avuto la gradita presenza di Carlo Contesso. Prima della sua conferenza, Valeria ha presentato Luisa come candidata alla presidenza al posto suo (GRANDE LUISA!), e Anna Letizia ha mostrato con Daniele come ha iniziato a catalogare i libri della biblioteca per aiutarci nella ricerca di quello che vogliamo leggere. Se avete dei dubbi in proposito, contattatela pure.

Carlo Contesso è già stato presentato da Marina in precedenti email: è noto per aver studiato Garden Design in Inghilterra e Natural Resources negli USA, oltre che per la rubrica che tiene mensilmente su Gardenia. Progetta giardini sia in Italia che all’estero. Ci ha parlato della sua tesi in Garden Design, che riguardava la villa e il giardino Garzoni a Collodi, in provincia di Pistoia.
La vecchia strada romana Clodia o Cassia fa ancora oggi da spartiacque tra la villa (detta ‘delle 100 finestre’) e il giardino: la conformazione del sito – praticamente una collina su cui si inerpicano villa e borgo retrostante – ha condizionato fortemente la disposizione delle varie parti.
Il giardino all’italiana risale al ‘600, con una parte bassa piana (dove oggi c’è l’ingresso per i visitatori) dotata di parterre e la grossa parte in pendenza che risale la collina per mezzo di terrazzamenti, con una famosa roccaglia. Il primo parterre in basso che si vede oggi è un falso storico: è stato rifatto negli anni ’50 con forme semplificate (però sempre sullo stile di parterre en broderie alla francese) per facilitare la manutenzione. Subito dietro ci sono le peschiere, inserite nel ‘700, e il parterre di prato con lo stemma e la ‘G’ dei Garzoni. In origine tutte le siepi basse tenute in forma geometrica erano non di bosso, bensì di mirto e l’ars topiaria era adottata anche sui cipressi. Progredendo verso l’alto si vedono i viali trasversali, con spalliere di agrumi lungo il muro, la roccaglia e la cascata con veli d’acqua fiancheggiate dalle quinte di lecci e, in fondo al giardino, quella che era in origine una cappella (oggi convertita ad altri usi).
La caratteristica fondamentale del giardino è che le varie parti sono pensate per ottenere una forma di teatro: la parte bassa piana è la platea, i viali sono il proscenio, le quinte di lecci sono le quinte appunto; per un giardino toscano questa forma a teatro non è affatto usuale.
Nel ‘700 la famiglia Garzoni commissiona all’architetto Juvarra delle migliorie, e così vengono introdotte statue, balaustre e scale abbellite con ‘mosaico rustico’. Sia le balaustre che molte statue vengono periodicamente dipinte di bianco per sembrare di marmo, ma in realtà sono di terracotta. Ogni statua ha un particolare significato, in relazione alla storia della famiglia Garzoni e alla rivalità tra Firenze e Lucca. La scalinata monumentale è oggi una delle caratteristiche più note del giardino, ma esso è famoso anche per i giochi d’acqua, in particolare quelli all’interno del ‘grotto’.
Non mancano un ‘teatro di verzura’, tipico dei giardini della Lucchesia, e aggiunte più recenti, come le palme inserite nell’ ‘800 lungo i viali.
Alla fine della conferenza il nostro relatore si è soffermato sulla definizione di ‘giardino all’italiana’: in realtà con questa locuzione si indica oggi il giardino formale, con piante potate in forma e linee geometriche ben definite, che si vuole cristallizzato nel tempo, anche se i giardini formali moderni non sono naturalmente uguali a quelli rinascimentali e barocchi italiani. Oltre all’uso delle stesse rigide norme sia per l’architettura che per l’apparato vegetale e all’uso di poche piante sempreverdi (mirto, leccio, cipresso, alloro), altre caratteristiche fondamentali di questo stile sono la gerarchia degli spazi (vicino alla casa c’è la parte più elaborata del giardino, mentre allontanandosi da essa si passa alla parte più rilassata e informale) e la presenza di assi ben definiti che creano viste e cannocchiali prospettici. Questi principi possono essere applicati in piccolo anche nel giardino di casa nostra.

Elisa

lunedì, 22 dicembre 2014

Resoconto Incontro 17 dicembre 2014

Mercoledì 17 dicembre 2014

Cari tutti,
la riunione di DICEMBRE è iniziata con la presentazione da parte di Valeria del nostro libro fresco di stampa “A mani nude. Cinquanta storie di giardinieri autodidatti”. Il libro costa 8 euro e chi lo volesse acquistare può contattare Luisa o Valeria.

Marina ci ha ricordato il campus dei Maestri di Giardino dei giorni 6-7-8 febbraio 2015 sul tema delle ‘piante del passaggio’ tra inverno e primavera, per il quale sono aperte le iscrizioni. Più persone del circolo si iscrivono e meno si paga (c’è una tariffa speciale per noi).

Anche quest’anno per gli auguri di Natale abbiamo avuto la gioia della presenza di Gianni & Susi del Susigarden e Pierluigi & Gabriella del vivaio Priola di Treviso. E’ rimasta per tutta la serata, inoltre, la vicesindaco di Palmanova, che ha molto apprezzato la conferenza del nostro Valentino Filipin, ben noto capo-giardiniere del Verde Pubblico di Udine, che ci ha illustrato la teoria dei colori in giardino. L’argomento era già stato trattato, ma è sempre utile ascoltare un ripasso.

Valentino ha ribadito innanzi tutto che si tratta di una teoria, non di una legge (molte impressioni date dal colore sono soggettive, basti pensare al diverso significato che i colori hanno in diversi paesi del mondo). Ci ha comunque mostrato molte fotografie di aiuole, bordure e composizioni all’interno di vasi che rappresentavano le combinazioni di colori più universalmente riconosciute come piacevoli ed equilibrate.

Una prima opzione è l’uso dei colori primari (giallo, rosso, blu), più o meno intensi cioè con più o meno pigmento. Li possiamo usare singolarmente lavorando sulle diverse gradazioni (armonia), o li possiamo accostare tutti e tre (contrasto); in questo caso bisogna ricordare che il colore giallo è quello che colpisce di più l’occhio, mentre il rosso e il blu molto meno; quindi bisognerebbe sempre accostarli ricordando il rapporto giallo:rosso:blu = 3:6:8 (il rosso va messo in quantità doppia del giallo e il blu quasi tripla, affinché tutti e tre i colori si vedano in equilibrio senza che uno prevarichi sull’altro).
Lo stesso discorso vale per i colori secondari, che si ottengono dalla mescolanza di una coppia di primari (giallo + rosso = arancione, rosso + blu = viola, blu + giallo = verde): se si vogliono combinare insieme con equilibrio, dobbiamo ricordare il rapporto arancione:verde:viola = 4:6:9.

Il bianco serve per ‘aprire’, nel senso che qualcosa di bianco in mezzo a un’aiuola tende a farcela percepire come divisa in due parti. Il nero invece tende a ‘chiudere’.

Il grigio non è un colore definito, ma mette in evidenza tutti gli altri, quindi valorizza anche pochi fiori, tanto che nel nord Europa viene utilizzato per usare meno fiori nelle aiuole ma farli notare.
I colori complementari (giallo/viola, rosso/verde e blu/arancione) vengono percepiti dal nostro occhio come intrinsecamente ‘giusti’, e quindi funzionano sempre.

Si può lavorare anche su combinazioni di colori caldi (giallo-arancione-rosso) o freddi (blu-verde-viola), ma tenendo presente che la ‘temperatura’ di un colore dipende molto dalla gradazione e dal colore che gli sta vicino. E la luce del luogo in cui ci si trova conta moltissimo nel mettere in evidenza certi colori piuttosto che altri.

I colori chiari avvicinano, ingrandiscono e mettono in evidenza, mentre quelli scuri allontanano, rimpiccioliscono e racchiudono, un po’ come con i vestiti neri che smagriscono.
La mescolanza di tanti colori diversi è ovviamente l’opzione più difficile da realizzare bene; in questo caso usando colori non troppo brillanti ma tenui, sarà più facile non strafare.
Valentino ci consiglia i libri sulla teoria del colore di Itten (“Arte del colore”) e Goethe (“La teoria dei colori”), che furono i primi teorici dell’argomento su base scientifica.
L’anno prossimo farà inoltre un corso di ‘non potatura’ di cui ci terrà informati.

La serata si è conclusa con un ricco buffet di cibi dolci e salati fatti in casa e il tavolo del sommelier (Felice, marito di Valeria) ben fornito, oltre che con un divertente sorteggio per regalare ai pochi fortunati le stampe dei bellissimi quadri che la nostra Roberta ha dipinto per il nostro libro.

Un ringraziamento sentito a tutti i soci/socie che hanno contribuito alla riuscita della serata e Buone Feste!

Elisa

domenica, 23 novembre 2014

Resoconto Incontro 19 novembre 2014

Mercoledì 19 novembre 2014

Cari tutti,
alla nostra riunione di NOVEMBRE Marina ha raccontato dell’ottima riuscita del campus in Sicilia con i Maestri di Giardino, che ha anche aperto molte porte al nostro circolo per un’eventuale gita futura laggiù, facendo un gemellaggio con il garden club di Catania. Una bella notizia è anche che il prossimo campus sarà di nuovo in Friuli, nei giorni 6-7-8 febbraio 2015, presso il vivaio di Ruggero Bosco a S. Marizza e si chiamerà “Bello d’inverno”; tra i relatori Ruggero, Didier Berruyer, Matteo La Civita, Susanna Tavallini, Guido Giubbini, il fotografo Ferruccio Carassale. Chi è interessato a partecipare si faccia sentire (i posti sono limitati). Per l’autunno 2015 c’è il progetto di realizzare un ulteriore campus qua da noi…al giardino Viatori di Gorizia. Speriamo di potervelo confermare più avanti.

L’ospite della serata è stata Daniela Fè D’Ostiani, proprietaria di un giardino detto “Il Maletto” di circa 1 ha molto visitato sul lago Trasimeno, in Umbria.
La signora Daniela, citata nel libro “Folli giardinieri” di Maury Dattilo, ha creato questo giardino da autodidatta in circa 40 anni, con la ferma volontà di avere un giardino di fiori, bello tutto l’anno, e in cui gli accostamenti fossero fatti in modo naturale. Lo definisce infatti “un giardino naturale o selvatico a fioriture alternate”. Con l’esperienza e l’osservazione, seguendo il proprio senso estetico ma soprattutto il cuore, ha creato sul suo terreno calcareo una specie di giungla, che ha volutamente messo in secondo piano la casa (assai brutta, secondo lei, quando la comprarono, quindi perfetta come base per rampicanti di ogni tipo, come Parthenocissus tricuspidata, Rosa banksiae e Clematis montana). Grande attenzione è stata posta alle combinazioni di colori, che si intonassero col paesaggio, e a evitare di piantare alberi che nascondessero la magnifica vista sul lago Trasimeno, vero punto forte del giardino.
Dalla primavera all’autunno si susseguono bulbose, rose, erbacee perenni e arbusti da fiore come Deutzia e Kolkwitzia. Davanti all’ingresso della casa è il regno delle Euphorbia characias wulfenii ‘Lambrook Gold’, disseminatesi dappertutto a partire dalla prima piantina comprata da Priola 30 anni fa. Poi il prato bordato di erbacee perenni con due meli su cui si arrampicano delle rose, l’orto decorativo con stanze di alloro in cui si mescolano ortaggi e fiori, il giardino delle erbe con Graminacee, dalie e un pergolato di vite ‘Moscato Nero’, il rettangolo nella parte bassa con rose rifiorenti, il boschetto di roverelle, lo stagno con piante acquatiche (calle, ninfee, Iris kaempferi, Hibiscus aquaticus), un pianoro con ulivi e prato fiorito, un giardino senz’acqua ottenuto costruendo ex novo un muretto a secco.
Tutto molto affollato ma perfettamente in linea con l’esuberanza della proprietaria, non dimenticando, però, che anche a piante esuberanti e lasciate libere di crescere vanno alternate ogni tanto piante tenute in forma obbligata (per esempio per Daniela allori, eleagni e Teucrium), così da creare la giusta alternanza di ordine e disordine che li possa valorizzare entrambi.
Tre trattamenti invernali a base di poltiglia bordolese su alberi da frutto e rose sono l’unico intervento antiparassitario. Anche la pacciamatura è bandita in questo giardino perché dall’aspetto poco naturale, salvo per poche aree dove vengono sparsi i residui tritati della potatura degli ulivi; vengono preferite piante coprenti che non lasciano spazio alle erbacce, come viole e primule, Lamium, edera a foglia piccola, Iris japonica, Liriope, ellebori.
Pian piano negli anni Daniela ha capito quali piante si adattavano meglio al luogo, quali sembravano selvatiche anche se non lo erano e quali si moltiplicavano magnificamente da sé come un Allium portato dalla Cornovaglia. Una frase che ha trovato a New York su una targhetta durante un altro dei suoi viaggi la rappresenta molto bene: “Il giardino è un amico che si può incontrare in ogni momento”.

Siamo tutti invitati a visitare il Maletto.
Elisa

martedì, 21 ottobre 2014

Resoconto Incontro 15 ottobre 2014

Mercoledì 15 ottobre 2014

Cari tutti,
alla riunione di OTTOBRE abbiamo finalmente avuto il piacere di ascoltare l’architetto Giuseppe Rallo, della Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici Veneto Orientale con sede a Venezia, nonché curatore dei giardini di Villa Pisani a Stra.
Nella prima parte della sua presentazione si è fatta un po’ di storia degli stili di giardino a Venezia, per poi passare a un esempio specifico: Palazzo Soranzo Cappello.
Già a fine 1500 diverse testimonianze parlano dei giardini di Venezia come ricchi di piante rare, contrariamente a quanti all’epoca potessero pensare che su acque salse non crescesse nulla.
I primi giardini furono i ‘giardini dei semplici’, sia privati che monastici, anche in virtù della grande importanza che ha sempre avuto a Venezia la corporazione degli ‘speziali’, intesi sia come farmacisti che come commercianti di spezie. Questi giardini non avevano un disegno vero e proprio, ma collezionavano piante spesso rare. Alla fine del ‘400 si passò al giardino umanistico, ovvero il giardino dell’ozio, dove conversare e passeggiare in mezzo a piante in forma piegate alla volontà dell’uomo. Nel ‘600 si affermò il ‘giardino dei fiori’, con comparti creati da pianelle o pietra, e nel ‘700-‘800 arrivò anche qui la moda del giardino all’inglese, che causò l’adattamento o la cancellazione dei complicati disegni seicenteschi in funzione di un risparmio economico.
La vicinanza di Venezia con lo storico orto botanico di Padova e la conformazione dei lotti urbanistici della città (stretti e lunghi) sono altri fattori che hanno influenzato l’evoluzione del giardino veneziano, che pian piano si è configurato come un giardino fatto di spazi consequenziali lungo un asse che collegava un canale con quello successivo. Questi spazi erano:
– la corte, che era il prolungamento del salone al piano terra ed era un luogo ricco di colori grazie a vasi bianchi, rossi e celesti e pareti affrescate;
– l’elemento di cesura tra corte e giardino, che di solito era un muretto basso;
– il giardino lungo e stretto;
– un elemento architettonico in fondo all’asse visuale (per esempio una loggia) in cui si apriva la porta che dava sull’acqua.
Oltre alla loggia c’era naturalmente la recinzione tutto intorno al giardino, che lo rendeva un luogo intimo ed esclusivo, e voleva anche creare un microclima favorevole a piante mediterranee.
Non mancavano mai i pergolati, ricoperti principalmente da viti e gelsomini, i vasi per le piante più delicate come il mirto, e prati fioriti che pare fossero punteggiati da fioriture naturali che li facevano sembrare tappeti persiani. Le piante più usate erano agrumi, garofani, bulbose, rose, piante aromatiche come maggiorana e basilico, gigli, tuberose.
Tutti gli elementi ordinatori del giardino veneziano sono visibili a Palazzo Soranzo Cappello, che è stato restaurato una decina di anni fa ed è la sede della stessa Soprintendenza: l’asse centrale, i percorsi in ghiaino (percorsi certi) o in erba (percorsi reversibili), la pergola in pali di castagno ricoperta da viti e gelsomini, il giardino dei frutti e il grande prato con una parte a prato fiorito e strisce di erba disegnate a terra mediante sfalci differenziati, il sottobosco con edera e Liriope muscari. Tutto il restauro è stato condotto cercando di rispettare la storia del luogo, ma guardando avanti, per non fossilizzarsi nello stile di uno specifico momento storico bensì ricreare un giardino vivo. Purtroppo dopo un tale lavoro di recupero il giardino è ora in stato di abbandono, perché il Ministero dei Beni Culturali non riesce a trovare i 4000 euro annui che servono alla sua manutenzione.
La serata si è conclusa quindi con l’amara considerazione che in Italia i giardini non sono affatto considerati sullo stesso piano dei palazzi, e che molti giardini storici lungo tutta la penisola versano nelle stesse condizioni critiche di questo giardino veneziano.

Elisa

PS: ho avuto la fortuna di visitare questo giardino nel giugno del 2006, appena restaurato. Vi allego qualche foto per chi non era presente all’incontro.

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lunedì, 22 settembre 2014

Resoconto Incontro 17 settembre 2014

Mercoledì 17 settembre 2014

Cari tutti,
la riunione di SETTEMBRE è iniziata con alcune comunicazioni.

Loredana e Luisa si occuperanno di Giardini Aperti al posto di Valery (presidente uscente). La data/le date della manifestazione sono ancora decidere; vi verrà inviata presto una email sull’argomento. Eventuali volontari che possano aiutare le nostre LL sono ben accetti, perché il lavoro è impegnativo!

Il prossimo campus dei Maestri di Giardino sarà in Sicilia; chi vuole unirsi a Marina e agli altri partecipanti friulani che si sono già iscritti, lo faccia al più presto per trovare le tariffe più convenienti di aereo e albergo (contattate Marina).

Il relatore della serata è stato Romeo, che, con Liviana alla consolle, ci ha illustrato con belle fotografie la storia di Rosa Mundi, il suo noto giardino-roseto a Fiumicello.
Il giardino è nato nel 1997 dove prima c’era un campo di mais, con l’obiettivo di creare una piccola oasi in cui le piante potessero crescere in maniera naturale, e gli animali della campagna circostante trovare rifugio. Il nome ‘Rosa Mundi’ si riferisce naturalmente alla Rosa gallica ‘Versicolor’ o, appunto, Rosa mundi.
La ricerca delle piante da mettere a dimora si è focalizzata fin dall’inizio sull’obiettivo di ottenere fioriture durante tutto l’arco dell’anno. E così pian piano sono stati piantati Galanthus, Crocus, ellebori e Iris reticulata per l’inverno; primule, viole, tulipani, narcisi, peonie per l’inizio della primavera e lavanda, Phlomis, Gaura, Hemerocallis, Crocosmia per la primavera-estate; Aster, Poncirus trifoliata, Colchicum, Sternbergia, Zephyranthes per l’autunno e, naturalmente, tante tante rose. Le rose di Romeo e Liviana danno il loro massimo in primavera, ma ce ne sono alcune che fioriscono tardivamente come la Rosa bracteata, e altre che producono bacche di colori particolari durante l’inverno, come la Rosa spinosissima o R. pimpinellifolia.
In mezzo a tante piante ‘commerciali’ Romeo ha voluto inserire anche piante spontanee degli habitat circostanti, che stavano lentamente scomparendo dalla campagna intensamente coltivata e che a Rosa Mundi si sono trovate benissimo, come l’erba viperina (Echium vulgare), il giglio martagone (Lilium martagon) – che Romeo ha strenuamente cercato di ottenere da seme per anni – , l’Ornithogalum dei prati o l’Iris pseudacorus dei fossi umidi.
Anche il tappeto erboso è stato sempre trattato come un prato ‘naturale’, lasciando libere di svilupparsi le specie a foglia larga che crescono insieme all’erba. La cosa bella è che nel tempo sono comparse autonomamente specie rare, come la stupenda orchidea Ophrys apifera, o piante che si sono disseminate da sé. E questo per Romeo è il ‘giardino naturale’, che negli ultimi anni si è poi ulteriormente evoluto in giardino ‘vivo’, cioè pensato per attirare il più possibile le specie animali: in primis gli insetti, ma anche le rane, gli uccelli, i fagiani, le lepri e, non da ultimo, i funghi, che sono spesso dimenticati nei giardini, ma svolgono un ruolo chiave nella degradazione e rimessa in circolo della materia organica.
Di conseguenza i trattamenti antiparassitari sono quasi banditi a Rosa Mundi.
Un giardino così, ha tenuto a precisare Romeo, può sfuggire facilmente di mano e diventare un bosco; l’importante è osservare, per capire via via in che direzione farlo andare.
Al momento Romeo intende puntare su rose vigorose e pollonanti che, pur richiedendo maggior lavoro di pulizia, sono praticamente eterne nelle condizioni pedo-climatiche del suo giardino, contrariamente alle rose ‘a tempo’ di molte cultivar commerciali, che dopo una decina d’anni deperiscono.
Grazie Romeo e Liviana per gli innumerevoli spunti che ci avete dato in questi anni col vostro lavoro!

Nota: diverse persone mi hanno chiesto dettagli sulla famigerata piralide del bosso.
Il trattamento con Bacillus thuringiensis è efficace sulle LARVE, cioè sui bruchi. Quando parlavo di trattamenti preventivi per chi ha già avuto la piralide l’anno precedente, intendevo dire PRIMA DI VEDERE I SINTOMI SULLE PARTI ESTERNE DELLA PIANTA, non prima che ci siano le larve! Ovviamente in questo ultimo caso non ci sarebbero insetti da ammazzare, quindi non avrebbe senso. Invece quasi sempre accade che le larve della piralide inizino a mangiare le foglie del bosso dall’interno della pianta, laddove non le vediamo; per quando arrivano all’esterno, la pianta è già molto compromessa. Se abbiamo avuto la malattia l’anno precedente, è quasi matematico che la avremo di nuovo, quindi anche se ancora non vediamo il bosso senza foglie esternamente, forse le larve sono già all’interno, e quindi vale la pena trattare ‘preventivamente’. Purtroppo, soprattutto su piante grandi, non è così facile scovare le larve iniziali dentro la vegetazione, poi non tutti hanno il tempo di fare ogni giorno un controllo visivo…
Il trattamento con piretroidi agisce sempre sulle LARVE, e si può mescolare a oli minerali per agire contemporaneamente anche sulle UOVA. Questa opzione del mix non è una novità, è una prassi che i giardinieri usano contro diverse malattie di diverse piante; sul bosso non ho grandi riferimenti di esperienze concrete, se non alcuni giardinieri che mi dicevano che le uova sono comunque difficili da raggiungere con l’olio minerale (sono sulla pagina inferiore delle foglie), e che quindi con questo sistema se ne uccide non più del 10%.

Chi ha esperienze pratiche migliori in merito è invitato a raccontarle: sulle nuove malattie la cosa più utile è confrontarsi.

Elisa

domenica, 20 luglio 2014

Resoconto Incontro 16 luglio 2014

Mercoledì 16 luglio 2014

Cari tutti,
due notizie importanti sono state date alla riunione del mese di Luglio, prima della pausa estiva.

Innanzi tutto possiamo ora comunicarvi che è nata l’associazione ‘Giardino Lucio Viatori’, i cui soci fondatori sono Marina Biasutti, Elisa Tomat (io che vi scrivo), Paolo Bianchi, Matteo La Civita e Stefano Morsolin. La fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, che ha ereditato la proprietà del giardino, ha infatti ben volentieri accettato il contributo del nostro circolo per le attività da svolgersi nel giardino stesso, però ha richiesto che qualsiasi azione di conservazione e valorizzazione del luogo fosse fatta attraverso un’associazione senza scopo di lucro legalmente costituita. E’ stato quindi necessario fondarne una che avesse come specifica finalità statutaria la tutela del giardino Viatori. Nei prossimi mesi vi faremo sapere come si intende procedere, quali saranno i primi progetti da mettere in pratica, e quale contributo sarà gradito da parte di tutti voi, come del resto è stato già fatto quest’anno (grazie a tutti coloro che hanno dato la disponibilità nelle giornate primaverili di apertura del giardino e anche in altre giornate per…cavare erba!).

L’altra notizia importante è che Valeria, la nostra mitica presidente, a febbraio non si ricandiderà, per garantire un rinnovo delle persone alla guida del circolo, e anche per motivi personali di salute e di impegni familiari. Bisognerà pensare dunque a chi eleggere alla presidenza, nonché a chi seguirà Giardini Aperti al posto suo. Grazie Valery per il tuo impegno in questi anni, è triste pensare a un altro presidente…ma bisogna guardare avanti.

Romeo ha ricordato poi di monitorare i bossi dei nostri giardini, per controllare se ci siano infestazioni da piralide. Sono 2 anni che ne parliamo, e quindi abbiamo già detto tutto in proposito, ma per chi si è perso le informazioni su questo temibile insetto c’è sempre la pagina del nostro sito
http://www.amicingiardino.it/la-piralide-del-bosso.html
Ricordatevi che è sempre meglio usare la lotta biologica con Bacillus thuringiensis piuttosto che prodotti chimici di sintesi, e che però il bacillo agisce contro lo stadio di larva, quindi bisogna monitorare la pianta per vedere quando le larve sono presenti. La malattia è al suo picco dato che è arrivata da poco tempo, per cui il consiglio è non abbassare mai la guardia, neanche se l’anno prima si è già trattato e si pensa di essere a posto.

Marina ci ha anche comunicato che il libro di Chiara Saccavini (titolare del vivaio “Orto fiorito” di Martignacco) dal titolo “Storie di viole” è disponibile per i soci al prezzo di 8,5 euro anziché 12, quindi chi volesse ordinarlo scriva a Marina.

A questo punto Liviana ha mostrato la presentazione che ha diligentemente preparato con le fotografie di Giardini Aperti 2014, dove abbiamo visto giardini piccoli e grandi, roseti e parchi all’inglese di soci e non soci. Per il prossimo anno si deciderà con una votazione come procedere in merito al tema di 1 o 2 domeniche di apertura, dato che ancora la questione è molto dibattuta. Grazie a Liviana per il lavoro di assemblaggio di tutto il materiale!

Buon agosto a tutti e arrivederci a settembre,
Elisa

martedì, 24 giugno 2014

Resoconto Incontro 18 giugno 2014

Mercoledì 18 giugno 2014

Cari tutti,
la riunione di GIUGNO è stata rallegrata dalla presenza di tante piante di ortensia vive e vegete portate dal nostro relatore ospite Roberto Taddei del vivaio Taddei Borgioli (http://www.pbortensie.com/).

Prima del suo intervento ci sono stati alcuni aggiornamenti:
ก๑ il libro con le nostre storie non sarà più stampato dalla Biblioteca dell’Immagine di Pordenone, che voleva una guida dei giardini del FVG e non un racconto di esperienze di giardinieri; si torna quindi alla stampa in proprio;
– una carrellata di foto di Giardini Aperti sarà fatta nella riunione del prossimo mese, la sta preparando Liviana. Chi avesse foto da mandarle è pregato di FARLO IN FRETTA!
– per sabato 5 luglio la nostra socia Luciana propone una gita in Carnia a visitare alcuni orti biologici e sinergici, con pranzo e visita al Museo di Zuglio (reperti romani) seguiti dalla direttrice in persona; chi volesse partecipare si faccia sentire;
– al campus dei Maestri di Giardino dei prossimi 4-5-6 luglio dedicato al giardino Bello d’estate le iscrizioni sono ancora aperte, in caso contattate Marina che parteciperà sicuramente.

Roberto ha poi aperto una ricca discussione su temi legati alle ortensie genere Hydrangea, lasciando ognuno libero di fare domande o raccontare la sua esperienza con queste piante. Essendo già stato nostro ospite l’anno scorso, ha richiamato alcuni concetti di base già toccati per poi aggiungerne di nuovi. Ha ribadito per esempio che le ortensie della specie Hydrangea macrophylla, ossia le ortensie classiche col fiore a palla, manifestano un colore del fiore rosa o azzurro a seconda dell’acidità del terreno (rispettivamente basico o acido), mentre quelle a fiore bianco sono tali in tutti i terreni. Modificare l’acidità dei nostri terreni calcarei e quindi basici è impossibile se non localmente (solo alla base della pianta!) e per brevi periodi, in ogni caso se desideriamo ortensie molto azzurre possiamo usare i cosiddetti azzurranti per ortensie, che non sono altro che sali di alluminio e ferro, dato che è proprio l’alluminio l’elemento che serve alla pianta per produrre il colore azzurro. L’intensità dell’azzurro, più verso il celeste o più verso il blu, è invece una questione di quale varietà di ortensia compriamo.
Si è parlato anche di concimazione organica con stallatico maturo, stallatico pellettato, compost o sfalci del prato e foglie secche, nonché dei classici problemi di clorosi (ingiallimento fogliare nelle parti giovani dei germogli) causati dalla carenza di ferro nelle ortensie bisognose di terreno acido, che si contrastano con chelati di ferro o solfato ferroso.
Quali alternative quindi per i nostri terreni calcarei? Innanzi tutto le interessanti quanto poco conosciute Hydrangea aspera (per esempio la bella H. aspera Villosa, con colorazione dei fiori lilla stabile in tutti i terreni) e Hydrangea involucrata, che non soffrono di clorosi.
Per zone in altitudine, invece, meglio puntare sulle varietà di H. paniculata e di H. arborescens, che, fiorendo sul legno nuovo, possono superare meglio colpi di freddo, e che sono anch’esse meno legate a terreni acidi.
Anche le H. quercifolia sono meno acidofile delle H. macrophylla e dunque più gestibili per i nostri terreni, risultando tra l’altro assai resistenti a estremi termici invernali ed estivi.
Oppure si può ripiegare sul vaso, e a questo punto va bene tutto perchจฆ il terriccio lo scegliamo noi. Le ortensie in vaso reggono benissimo per molti anni in vasi anche non enormi (diametro massimo 50 cm), a differenza di piante come le rose che dopo un po’ manifestano stanchezza.
La discussione si è conclusa con una dimostrazione di taleaggio: la talea semi-legnosa è la tecnica di moltiplicazione vegetativa più usata per le ortensie. Le talee si fanno proprio nel periodo fine giugno metà agosto e hanno percentuali di riuscita vicine al 100% (anche senza ormone radicante) per le H. macrophylla e H. serrata, mentre per le H. quercifolia l’attecchimento è più difficile (e quindi l’ormone può aiutare).

Grazie a Roberto per le utilissime spiegazioni!
Elisa

mercoledì, 28 maggio 2014

Resoconto Incontro 21 maggio 2014

Mercoledì 21 maggio 2014

Cari tutti,
ieri alla riunione di MAGGIO dopo brevi aggiornamenti e notizie sulla buona riuscita del primo weekend di Giardini Aperti e sulla potatura verde delle rose a Barbana per domani mattina (chi ancora voglia partecipare contatti Romeo Comunello oppure Sergio Mucchiut), il nostro socio Loris ha parlato di piante spontanee, soprattutto montane, supportato da bellissime fotografie.
Loris ha servito per 39 anni gli Alpini e ha girato per le montagne di tutte le regioni alpine italiane, oltre ad aver partecipato ad attività all’estero in paesi come Mozambico e Bosnia. Ha sempre avuto la passione per le piantine spontanee che vedeva nelle sue camminate per le montagne, e ha voluto renderci partecipi di tutto quello che ha imparato nel corso degli anni. Per chi fosse interessato, Loris tiene dei corsi sul riconoscimento delle piante spontanee presso la Università della Terza Età di Manzano e di Cividale, corsi che prevedono spesso delle uscite per visitare luoghi con interessanti fioriture o panorami.

Ieri si è parlato in particolare di due famiglie botaniche: Primulaceae e Gentianaceae, che Loris ha scelto perché includono rispettivamente piante come le primule, ancora in fiore in quota, e piante come le genziane che stanno per fiorire.
Delle Primulaceae, che includono oltre 25 generi e 1000 specie, abbiamo visto i generi che si rinvengono in Friuli Venezia Giulia: Hottonia con la specie acquatica Hottonia palustris (non facile da vedere), Cyclamen con il ciclamino spontaneo delle nostre zone (Cyclamen europaeum) e le specie importate da altri luoghi come C. repandum e C. hederifolium, Soldanella con la magnifica Soldanella alpina che spunta allo scioglimento delle nevi, Lysimachia con la specie diffusa negli ambienti umidi L. vulgaris, Anagallis con A. arvensis (comune infestante), Androsace con A. alpina dalla incredibile forma a cuscinetto (pulvinata) che cresce nei luoghi di alta montagna più improbi sfidando vento e freddo, e infine Primula, un genere ricchissimo di specie.
Oltre alla Primula vulgaris di bosco/prato che tutti conosciamo, Loris ci ha mostrato molte primule di alta montagna dal caratteristico colore rosa violetto come P. halleri o Primula farinosa, che arriva anche in pianura, nonché primule che si rinvengono solo in altre regioni d’Italia.
Passando alle Gentianaceae, che includono circa 75 generi e 1500 specie, Loris ci ha mostrato i generi Blackstonia e Centaurium, con le due specie B. perfoliata e C. erythraea che si trovano nei prati umidi o meno umidi della pianura, per poi illustrare il vasto mondo delle genziane, appartenenti ai generi Gentiana, Gentianella e Lomatogonium. Abbiamo ammirato genziane dal colore blu più o meno intenso come G. asclepiadea, G. cruciata, G. pneumonanthe e G. utricolosa e altre genziane dal colore giallo come la rinomata G. lutea usata per aromatizzare grappe o per amari (amarissima) o la raffinata G. punctata.
Nota 1. Attenzione! La G. lutea si confonde facilmente, quando non in fiore, con il veratro Veratrum album, specie assai velenosa, che si riconosce per l’inserzione delle foglie alterna (foglie disposte diciamo in maniera spiralata) e non opposta (foglie una di fronte all’altra) come invece nella genziana.
Nota 2. Abbiamo visto molte specie rare o endemiche. Da ricordare che i due termini non sono sinonimi: rara è una specie che si rinviene raramente ma che può avere una distribuzione geografica molto vasta (es.: le orchidee dei prati stabili sono rare perché il loro habitat è raro, ma magari hanno una distribuzione che copre tutta Europa), mentre endemica è una specie che si rinviene in un areale (cioè in una zona geografica) limitato, come la Wulfenia carinthiaca.
Nota 3. Per capire come è regolamentata la raccolta della flora spontanea in FVG consultate il regolamento esecutivo della legge regionale n.9 /2007. Esistono diverse categorie di piante dalle più tutelate alle meno tutelate (alcune specie come la scarpetta della Madonna sono protette anche a livello europeo, mentre altre di interesse alimentare o erboristico, come il luppolo e l’arnica, possono essere raccolte nella quantità max di 1 kg per persona al giorno):

http://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/webletter/agri_for/_11/allegati/6_agosto.pdf

Elisa


Attenzione

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ORATORIO SAN FANCESCO, Contrada Garibaldi, 7

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