venerdì, 11 Ottobre 2019

Resoconto Incontro 18 settembre 2019

Cari tutti, tra le tante attività del circolo, noi membri direttivo non sempre riusciamo a svolgere tutte le mansioni.
Mercoledì Giulia, la nostra vice presidente, non ha potuto partecipare alla conferenza, ho chiesto ad Aldina una piccola collaborazione per il resoconto ed ha accettato.
Il nostro circolo si regge sul volontariato e sulla collaborazione di tutti i soci. Grazie Aldina.

Resoconto dell’incontro mensile di mercoledì 18 Settembre 2019

Tutto esaurito alla prima riunione del Circolo, dopo le vacanze estive. E tutti puntuali.
Luisa, la Presidente, anticipa l’orario dell’incontro con Manuel Rosin, perché c’è una fibrillazione generale, anche delle piantine che, come di consueto, viaggiano di mano in mano, come dono o scambio.
Loredana prende la parola, ed è brevissima (che bravi ad esser brevi!)!
Emanuela è altrettanto sobria. Ha organizzato, temerariamente, la visita di solo un giorno a Guastalla, per l’attesissimo e rinomato mercato ‘Piante e animali perduti’. Qualche materna raccomandazione. Il resto sarà una sorpresa.
Manuel è pronto. Insieme alla morosa controlla gli appunti e le immagini.

Luisa lo presenta quasi con un cenno, come per non privarlo del tempo prezioso per la sua esposizione.
Quando Manuel, pur con voce ferma, dice d’essere un po’ emozionato perché ‘è la mia prima volta in pubblico’, una voce femminile suggerisce un applauso d’incoraggiamento.

E il garden designer se lo prende tutto, il coraggio, e sostiene la serata per quasi due ore fitte fitte di lezione.

Sa che i soci del Circolo sono amanti dei giardini, e profondi conoscitori di ciò che si fa di uno spazio asettico un luogo abitato dove star bene, e far star bene tutti, piante comprese, ovviamente.
Nonostante la sua giovane età, ha maturato molte esperienze e approfonditi studi vivendo anche cinque anni in Olanda.

Il posto giusto, mi pare. Poi, affrancato dalla guida di giardinieri famosissimi, si sente pronto per ‘tornare al suo giardino’. Prima o dopo, si desidera sempre tornare a casa! Nell’immaginario giardino dell’infanzia. Il perduto Eden.
Con molto equilibrio, la sua lezione affascina per quei passaggi dall’estrema tecnologia alla tradizione millenaria.

Come si fa un giardino? Si progetta, innanzitutto, dunque si immagina qualcosa che ancora non c’è, si disegna l’ancora invisibile!

Il garden design mi appare come un artista visionario. Come un alchimista, che studia circostanze e fattori che inspiegabilmente portano a un risultato razionale. Che accosta e sperimenta insoliti elementi che portano all’atteso (o disatteso) risultato, con originale raffinatezza e al tempo stesso semplicità.

Dunque tutto è freddamente pianificato dalla tecnologia? Niente magia, niente mistero, niente meraviglia, niente stupore?

Manuel, sicuro di sé, ci spiega l’importanza della prospettiva, della profondità di campo, dei vuoti da valorizzare ma non riempire, della ‘simpatia’ tra le piante, e naturalmente ha un affondo sul terreno, la luce, il vento. Tutto concorre per il tutto equilibrato, armonioso, salutare. Si sa, le piante sono come gli umani. Si stanziano dove stanno bene!

Guardo i presenti, silenziosi e attenti (l’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità, scrive Simone Weil).
Cosa staranno pensando? Ognuno con la sua sensibilità, la sua esperienza, avrà suppongo molte osservazioni da esporre, molte domande da sottoporgli.

Io esco un po’ prima, alla chetichella. Assorta, mi infilo in macchina. Palmanova-Lestizza. Non ci vuole niente. 15 minuti.

Invece, distratta dalle tante cose imparate che tento di ripetere per non dimenticare, infilo clamorosamente porta Udine e mi ritrovo non so dove. Mentre vago sperduta (dovrò ben andare dall’oculista!), mi torna quel definirsi di Manuel ‘Sono un giardiniere’ con umiltà. Con umiltà e consapevolezza. Dice ‘La passione mi è nata seguendo mio nonno nella sua vigna. E adesso mio suocero mi ha messo a disposizione un terreno per le mie ricerche, i miei esperimenti. Mi aiuta, assieme anche alla mia fidanzata’. Ah ecco, ritrovo l’umanità piena del giovane, il suo saper attendere, sperare, osservare, condividere. Meno male. Sì perché, a sentire ‘garden designer’ mi si era tornata in mente una scenetta di molti anni fa, a Udine, in una strada che divideva lussuosi appartamentini per giovani coppie. Di prima mattina sento una cantilena antica, conosciuta. Mi affaccio alla finestra puzzolenti tagete. Un tribudio di gialli e arancioni. C’è un signore che cammina con la sua strana bicicletta per mano e, prima sommessamente e poi sempre più forte grida: ‘El gu-ooo.’ Silenzio e poi ‘il guu-oo’. ‘Chi?’ (voce di giovane donna). ‘Il guoooo’. – ‘Chiiii?’ – ‘Signora, il guo, (sorvolo sulla parolaccia), l’arrotino…!

Apprezzo molto, di Manuel l’autodefinirsi ‘giardiniere’. Una parola antica, nobile. Mette insieme vocazione e professione, passione e fusione con la terra, la Terra Madre.

Auguri, giardiniere!

Aldina

martedì, 25 Giugno 2019

Resoconto Incontro 19 giugno 2019

Resoconto dell’incontro mensile di mercoledì 19 Giugno 2019

“Ortensie, dalle origini ad oggi tra storia e diffusione”

Al nome comune ortensia vengono date diverse origini.
La più accreditata è che il botanico francese Filiberto Commerson, al ritorno da una spedizione botanica in onore di sua figlia Ortense, decise di chiamare appunto Ortensia questa pianta trovata nelle Indie Orientali tra il 1766 e il 1969.
Alla fine del 1800 fu stabilito che il nome del genere fosse Hydrangea dal greco hydro o hydor (acqua) e angeon (vaso o contenitore).
In Nord America sono stati trovati fossili di ortensie risalenti a 40 – 70 milioni di anni fa perfino in Alaska e Groenlandia. A quel tempo gran parte dell’emisfero nord era coperto da foreste temperate.
Il genere Hydrangea si trova principalmente nell’emisfero settentrionale, sparso in Asia orientale specialmente in Cina e Giappone.
E’ stato trovato pure in Vietnam, in Indonesia arrivando fino all’equatore.
Ci sono specie native del nord America, dell’America centrale e giù fino alle Ande. Queste più a sud sono comprese in una sezione a parte chiamata Cornidia. Sono cespugli e rampicanti legnosi sempreverdi (dal sud America H. Seemanii).
Il genere Hydrangea non è mai stato trovato in natura in Europa.
Per il giardinaggio le più importanti sono le orientali H. Macrophilla, H. Paniculata, H. Serrata e le americane H. Arborescens e H. Quercifolia.
La prima Hydrangea coltivata in Europa fu la H. Arborecens introdotta dalla Pennsylvania nel 1736 per merito di John Bartram, primo botanico americano, autodidatta. Fu una figura chiave nella scoperta e propagazione delle nuove piante del Nord America Orientale. Viaggiò per 30 anni, spesso in zone mai visitate raccogliendo nuovo materiale che inviava al Chelsea Physic Garden. La sua più grande scoperta è stata la Hydrangea Quercifoglia che trovò insieme a suo figlio William sui monti Alpachi in Georgia introno al 1765. A Philadelphia c’è ancora il suo vivaio che è considerato il primo orto botanico d’America.
Le specie Cinesi furono introdotte in Europa molto tempo dopo e inizialmente furono confuse con le Giapponesi. Vennero raccolte in giardini dove vennero coltivate molto tempo prima che fossero conosciute dagli Europei.
Oltre alla Paniculata sono native della Cina H. Anomala, H. Aspera e H. Heteromalla.
L’introduzione delle H. Giapponesi nel mondo occidentale sono dovute principalmente agli Olandesi che trassero i loro profitti in seguito
alla rappresentanza di quella che era diventata la “Compagnia delle Indie Orientali”.
Quasi cento anni dopo il botanico svedese Thunberg che visse per un periodo nella stazione della “Compagnia” descrisse la prima Hydrangea a Palla, che però non riconobbe. Nel suo libro “Flora Japonica” classificò le Hydrangee come viburnum macrophyllum e V. serratum.
Le varie specie di Hydrangee sono così diverse sotto tanti aspetti che un errore di classificazione è facilmente comprensibile. Non ci sono caratteristiche vegetative comuni che leghino a prima vista le varie specie tra loro. Le parti appariscenti, foglie, fiori, forma della pianta sono molto diverse da una specie all’altra. I fiori vanno dai totalmente fertili (H. arb. “Hills of Snow”) ai lacecap o teller (che sono metà e metà) fino ai quasi totalmente sterili delle comuni H. macrophilla.
Oggi sappiamo che l’origine botanica delle ortensie macrophylla è nelle regioni costiere del Giappone tanto che per un periodo furono chiamate Hydrangea maritima. Le varietà introdotte in Europa dal Giappone sono le antenate di piante tuttora popolari (H. m. Mariesii, H. m. Otaksa, H. Serrata Rosalba).
Agli inizi del 1900 vivaisti francesi, inglesi e tedeschi ibridarono una vasta gamma di piante, molte di questa sono state perse durante la seconda Guerra Mondiale, specialmente le francesi, ma molte sono ancora con noi.
Negli anni successivi altri ibridatori continuarono la ricerca tesa ad ottenere piante rustiche che resistessero alle gelate tardive che rovinavano la fioritura. Il lavoro più grande in questo senso è stato fatto dalla natura con le mutazioni naturali.
Nel 1998 il botanico Michael Dirr notò un’ortensia che continuava a fiorire anche a settembre…era la realizzazione del sogno di molti botanici: trovare un’ortensia rifiorente, cioè che fiorisce non solo sulle gemme formate l’anno precedente ma anche su quelle dell’anno in corso. La cosa suscitò grande entusiasmo in un paese come gli USA dove negli stati del nord le gelate tardive sono frequenti. Dopo molti test fu stabilito che la mutazione era stabile, la pianta fu registrata e messa sul mercato con il nome di H. “Endless Summer”.
Altri ibridatori, partendo da Endless Summer hanno ottenuto altre linee rifiorenti.
La serie “forever & Ever”, H. m. Cameroun, H. Serrata Veerle, Hydrangea mac. Serie Magical, molte tra le varietà di paniculata, quercifoglia, arborescens… le potete trovare visitando il sito


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