giovedì, 21 novembre 2013

Campus “Le forme del giardino naturale”: resoconto

Resoconto sul Campus: Le Forme Del Giardino Naturale, Gorizia – 8 al 10 novembre 2013 scritto da Paola e Simona

[di Paola]

Bene, oggi ho un po’ di tempo per raccontarvi del campus. Il tema, il giardino naturale, è stato declinato nei suoi vari aspetti: giardino che è naturale perché pieno di piante spontanee, giardino che per forme e accostamenti SEMBRA naturale ma in cui ci sono anche le piante esotiche, giardino sostenibile per costi e per far fronte ai problemi quali la disponibilità d’acqua, i cambiamenti climatici etc.

I maestri di giardino non hanno venduto certezze, tutt’altro: hanno affrontato il campus dibattendo insieme a noi le questioni e suggerendo possibili risposte senza mai essere certi di nulla (così fanno i veri filosofi, da Socrate in poi). In pratica hanno suscitato in noi la consapevolezza che anche gli altri si dibattono nelle nostre stesse difficoltà e che alla fine tutto va bene in giardino, anche se ci sono “troppe erbe spontanee” perché noi non ce la facciamo più…

Francesco Borgese, di Catania, ha aperto le conferenze con bonomia tutta mediterranea. Si occupa di parchi antichi e anche qui, dice, bisogna accettare nella manutenzione un compromesso in materia di sostenibilità, per cui diventano accettabili cose che prima non lo erano, tipo lavorare di tappezzanti, piante facili (tradescantie, nasturzi, erygeron, lavatere, ipomee…)e non disperarsi se un prato non è perfetto tutto l’anno. Ci ha mostrato le immagini di un giardino di Lipari, tutto naturale anche se le piante (terebinti, filliree), che erano già lì, vengono ora potate a palla dall’amorevole proprietario, che così distingue il giardino da ciò che c’è intorno. “Un giardino è incompatibile con la nozione di museo: è cosa viva, un curatore sbaglierebbe a considerarlo mera architettura”. E ancora, il giardino nasce per l’esigenza di mangiare, come orto quindi.

Rassicurati dalla flessibilità mentale di Borgese, abbiamo poi ascoltato un interessante dibattito con Filippo Alossa. Il Romanticismo ci ha lasciato come contributo l’idea che nel giardino la natura sia fonte di ispirazione estetica. Non necessariamente, però, un’estetica naturale si ispira alla natura, e così anche un giardino storico può essere naturale.

Gilles Clement ha quindi aperto tutte le questioni che a questo punto si pongono. E’ comunque importante, nel fare un giardino, osservare prima il posto, a lungo. Entrano in gioco, quando si progetta, l’esistenza di persone, animali e piante, il clima, il paesaggio circostante, il genius loci, l’evoluzione del posto, le cose già presenti, l’”energia” disponibile per la gestione.

Alossa, titolare del vivaio “Millefoglie” (erbacee perenni e graminacee ornamentali, ma anche vari arbusti e alberi) propugna l’idea di un giardino come ecosistema il più possibile in equilibrio (energie e consumi meno possibile). Le piante non sono individui isolati ma sono in relazione. Bisogna imparare a guardare e lavorare con piante fissatrici di azoto (es. le leguminose), piante coprisuolo, pacciamature, inserire ripari per la microfauna e piante con bacche tipo meli da fiore ed offrire riparo agli animali (es poncirus trifoliata, echinacee).

La vulcanica e adorabile Clemence Chupin ci ha raccontato della sua esperienza, in un luogo a confine tra Francia e Liguria, con la coltivazione di prati fioriti naturali, conservazione dei semi e loro impiego. “Il giardiniere paesaggista compone, ispirandosi alla natura, rispettandola, accompagnandola e cercando di stare in armonia con essa. Il giardino naturale sarebbe quindi un trait d’union tra giardino e paesaggio: uscendo dal recinto, le piante esotiche coltivate dall’uomo vanno a popolare i bordi delle strade, formando un nuovo paesaggio, e le piante indigene vengono accolte nel giardino e non più considerate come erbacce infestanti” (vedi “terzo paesaggio” di Gilles Clement).

Clemence crea dei prati fioriti con varie tecniche.

Nel pomeriggio abbiamo poi giocato a raccogliere i semi delle piante da lei portate coraggiosamente nel suo pick up e a farci delle bustine con semplici fogli di carta, che Simonetta Chiarugi ci ha insegnato a fare ed a rifinire con un bel timbro floreale. Simonetta scrive un blog. Dimenticavo, con la Chupin abbiamo visto immagini bellissime di giardini naturali nel sud della Francia, in cui entrano anche bellissimi arredi, sempre dall’aspetto naturale. Memorabile la citazione di Clement “La vita avanza come un caos poetico a chi non vuole chiudere gli occhi”.

Didier Berruyer (che personaggio!) intende il giardino come creazione, anche se naturale, composizione in cui non cerca di copiare. “Non ci sono piante volgari, esistono solo piante ben usate, e non ci sono piante utili e inutili“. Poi ci parla di “un caos organizzato” e nomina piante come borragine anchusa, diantus cartusianorum, lichnys coronaria alba, gaura, achillea, fiordaliso, catananche, centaurea, coreopsis lanceolata, inula+aster, knautia e scabiosa, pennisetum villoso, iperico perforatum, salvia pratensis, lathirus sylvestris, allium roseum, lunaria, hesperys.

Dice poi che pulire in continuazione è un errore, le piante fanno da sé…Nel pomeriggio il fantastico Didier ci ha fatto giocare a fare delle composizioni con delle piante da lui portate (anche le graminacee entravano a dare “naturalità” alle composizioni).

Il giorno dopo, a palazzo De Nordis, abbiamo visto esempi pratici di composizione con piante di vario genere (non posso perdonare a Didier di aver inserito anche la saponaria, che odio quasi quanto la pervinca…per motivi di estirpazione forzata se non si vuole avere un giardino naturalissimo con SOLO SAPONARIA E PERVINCA) e abbiamo seminato e osservato un prato naturale fuori del cancello della villa con Clemence l’adorabile.

Con Ester Cappadonna, moglie di Borgese, abbiamo visitato il parco Coronini.

Mario Mariani con Daniele Mongera ha chiuso i lavori (magnificamente iniziati con la passeggiata delle salvie venerdì) con una conferenza bizzarra e provocatoria, in cui ha parlato di “giardini discarica” che sono quelli pieni di singole piante, tante e una diversa dall’altra, messe praticamente a caso ed ha parlato di come anche le piante esotiche vadano bene se svolgono una funzione anche migliore di quelle autoctone per determinati impieghi (esempio degli eucaliptus usati al posto dei pioppi lungo le rive del fiume vicino al suo giardino). Ha raccontato aneddoti simpaticissimi, come quella di una signora sua datrice di lavoro per vent’anni, maniaca ossessiva per l’ordine, che gli faceva aspirare le foglie dagli alberi prima che cadessero…(Daniele l’ha trovata una buona idea!!!). Bene, spero di non avervi annoiato troppo e di sentire altre voci ad integrazione, smentita ecc (mi viene in mente il simpatico e sornione Borgese che al termine della sua conferenza ha chiesto se aveva stufato tutti e se qualcuno voleva il rimborso…). Spero di non essermi dimenticata di altri maestri, ma è possibilissimo…

Ciao, vado a vedere come stanno le gaure e le verbene bonariensis che ho piantato ieri (le ho comprate da Didier! Belle alte, sane!)

Dimenticavo! Anche Elisa Tomat è intervenuta in tutti gli aspetti relativi alle semine facendo sempre chiarezza grazie alla sua grande competenza ed esperienza.

Paola





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