giovedì, 30 dicembre 2010

Cosa sare mai questo “sbrisignicul”?

Sarà mai capitato anche a voi, come a me, di passeggiare nell’orto di casa e scoprire, un giorno, un ortaggio nuovo e strano dalla forma di piccola zucca allungata…? E poi magari di ritrovarlo sulla tavola imbandita a casa di amici compaesani, immerso in un vasetto, sott’olio, e ripieno di capperi ed acciughe…? E poi ancora, parlando con questi stessi vostri amici o con altre
persone, di scoprire che lo chiamano tutti “sbrisignicul” ma non sanno proprio di che si tratti…? Ebbene, se anche a voi è successo tutto cio, vi farà forse piacere continuare a leggere questa storia, che vorrebbe raccontare qualche cosa in più su questa zucchetta verde chiaro.
E’ stato in occasione di un incontro con altri appassionati di giardinaggio e botanica, nel quale i convenuti erano invitati anche a scambiarsi tra loro piantine diverse, che ho deciso di portare lo “sbrisignicul” del mio orto.
Immaginavo che avrebbe destato viva curiosità, considerando come questo ortaggio cresca negli orti di Carpacco e Vidulis, ma non si trovi già più ne a Villanova o a Dignano.
E cosi è stato. Degli esperti in materia presenti quel giorno si sono subito interessati alla mia piantina e con il loro aiuto sono riuscita a penetrare un poco il mistero dello “sbrisignicul”.
La denominazione botanica esatta è Cyclanthera pedata, appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee ed d originaria del Sud America (Perù e Bolivia); conosciuta con il nome di Caigua (ma anche di Xorila, melone selvaggio, Achocha) è stata coltivata in quei luoghi fin da tempi immemorabili per la sua efficacia contro il diabete, i disturbi cardiovascolari ed anche i grassi in eccesso.
La Caiguaè una pianta annuale e come tutte le Cucurbitacee contiene un’alta percentuale di acqua (circa 93%).
Essa si adatta facilmente al freddo e alle elevate temperature, ma è anche facilmente coltivata in zone tropicali o subtropicali.
Le foglie sono glabre e profumate, i frutti sono delle piccole zucche allungate di colore verde chiaro con venature di un verde più scuro, i semi (neri, piatti e spigolosi) sono collegati ad un’unica placenta e sono circa dodici: essi vengono generalmente rimossi ed i frutti sono mangiati crudi (quando non sono ancora completamente sviluppati) o cotti (quindi potremmo mangiare lo “sbrisignicul” non soltanto sott’olio).
Recentemente e stato realizzalo un estrato secco concentrato per disidratazione del frutto fresco, facilmente somministrabile in capsule o compresse. Sono stati condotti diversi studi scientifici su adulti con valori non ottimali o elevati di colesterolo e trigliceridi, volti a verificare le proprietà tradizionalmente note.
L’integrazione dietetica con 600 mg al giorno di estratto di Caigua, suddivisi in due somministrazioni, ha mostrato dopo tre mesi una diminuzione del colesterolo-LDL (il “colesterolo cattivo”) pari al 33%, ma, quello che e ancor più sorprendente, contemporaneamente si è avuto un aumento del colesterolo-HDL (quello “buono”) pari al 33%; inoltre, sempre dopo tre mesi, si è verificata una diminuzione del colesterolo sierico totale pari al 22% e una riduzione dei trigliceridi pari a circa il 30%, raggiungendo cosi un’ottima correzione del profilo lipidico. Un recente studio ha dimostrato le proprietà benefiche della Caigua anche per le donne in menopausa che, a causa della diminuita produzione di estrogeni da parte delle ovaie, subiscono uno squilibrio lipidico che le espone maggiormente a rischio coronarico.

Questo è tutto cio che sono riuscita a scovare sulla Caigua-sbrisignicul; spero che abbia fatto piacere ad alcuni di voi saperne qualcosa in più.
Ora, però, sarò io a chiedervi di completare la storia: c’è ancora un tassello, importante, che manca…
Se e vero che lo “sbrisignicul” abita soltanto a Carpacco e a Vidulis, chi è stato a trasferirlo qui, a trapiantarlo nei nostri orti facendolo arrivare da lontano?
Qualcuno tra voi saprebbe rispondere o aiutarmi sulla via della risposta a questa domanda? Chiuderemmo insieme cosi questo racconto, avendo soddisfatto la nostra curiosità sullo “sbrisignicul”.




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