giovedì, 8 dicembre 2011

I Buprestidi nemici della rosa

Da oltre 7 anni osservo essicazioni improvvise dei rami di alcune specie di rose con frequente rottura degli stessi. Il fatto ha attirato la mia attenzione perchè alla base della parte secca ho quasi sempre riscontrato dei rigonfiamenti sospetti. Le successive osservazioni mi hanno permesso di approfondire la mia conoscenza ottenendo dei risultati che comunque devono essere confermati. Nell’immagine uno stelo di R. rugosa visibilmente secco rispetto ai germogli basali.

Molti sono i coleotteri che vivono a spese della Rosa, appartengono alle famiglie degli scarabeidi, come la cetonia e il maggiolino e dei buprestidi, poco conosciuti ma più pericolosi, come Coroebus rubi che  proviene dal rovo su cui vive abitualmente ma si è adattato alle rose coltivate. L’insetto è lungo 1 cm circa, di forma tozza, elittica, di color nero con riflessi bronzeo-dorati e violacei. Gli adulti compaiono a maggio per nutrirsi delle foglie di rosaceae, famiglia alla quale appartiene anche la rosa.
I danni degli adulti sono minimi rispetto a quelli delle larve che, nate da uova deposte lungo i rami giovani, penetrano rapidamente sotto la corteccia, dove scavano gallerie a spirale interrompendo così il flusso della linfa. Se questo avviene in prossimità del colletto della rosa, spesso si rischia di perderla a causa della morte dei rami nel caso si tratti di una pianta innestata. Questo Buprestide, in situazioni molto favorevoli in passato, ha provocato perdite, nella Riviera ligure e francese, fino all’80% delle piante da fiore reciso. Nell’immagine si vede una porzione di ramo di rosa reciso e scortecciato, sono ben visibili le spirali prodotte dalla larva dell’insetto.
Ai Buprestidi appartiene anche il genere Agrillus, rappresentato da poco meno di 3000 specie diffuse in tutto il mondo. Agrillus aurichalceus, A. solieri, A. viridicaerulans, A. viridis, sono quelle più segnalate sulla rosa. Gli adulti di forma ovale, lunghi da 5 a 10 mm presentano colorazioni variabili, dal verde all’azzurro, al bronzeo, al rosso-rame, fino al blù metallico e al nero. Anche le larve di Agrillus scavano gallerie sottocorticali provocando la morte della parte soprastante del ramo. La rosa in genere, a questi attacchi reagisce generando degli ingrossamenti nella zona colpita. Nell’immagine la caratteristica forma “a botticella” della zona che ospita il parassita.
Immagine di Agrillus, questa specie è molto simile al Coroebus. Tutti i Buprestidi sono caratterizzati da una scarsa mobilità della zona torace-testa.
Anche i Buprestidi delle specie Anthaxia nitidula e A. millefolii sono segnalati per la sempre più frequente presenza su rosaceae e quindi anche su rose. Gli adulti, lunghi da 5 a 7 mm hanno una livrea variabile con riflessi metallici. La testa può essere gialla o rosso fuoco e le elitre verdi, azzurre, sino a viola. Oltre a essere difficili da identificare, questi insetti sono anche difficili da incontrare.
La forma larvale può essere osservata rompendo con attenzione l’ingrossamento anomalo di uno stelo di rosa. Le specie di rose più colpite sono le R. rugosa e i suoi ibridi e le R. pimpinellifolia e ibridi. Da qualche anno anche le rose botaniche come R. blanda, R. palustris, R. nutkana sono attaccate. Sembra che questi buprestidi siano in fase di evoluzione, per il momento le galliche, le cinesi e gli ibridi di tea sono le rose sulle quali non ho ancora notato infestazioni. Credo che la cosa migliore, per sopperire ai danni provocati da questi insetti, sia di piantare rose sulle proprie radici in modo che pollonando possano rimpiazzare i germogli colpiti.
L’eliminazione severa dei rami, anche solo sospetti di ospitare questi parassiti è per ora l’unico modo che conosco per limitare la loro proliferazione. Come già detto gli insetti adulti non sono facili da scoprire, quei pochi che ho osservato è stato in occasione di sarchiature per la pulizia alla base delle piante. Sono dotati di movimenti veloci, simili al comune scarafaggio (Tenebrio molitor) ma di taglia più piccola con colori brillanti. Pochissimi sono i testi che parlano dei Buprestidi, in genere sono descritti come coleotteri polifagi con esoscheletro robustissimo, dalla livrea spesso fulgente, senza indagare in modo esauriente sulle loro attività trofiche. Un solo libro riguardante la coltivazione della rosa da reciso, del 1982, affronta l’argomento anche se non in maniera approfondita ma sicuramente utile per cominciare a capirne di più di questi quasi sconosciuti nemici della rosa
Le fonti della mia ricerca sono state il libro LA ROSA tecniche di produzione del fiore reciso ED Edagricole
ed un articolo dell‘Istituto di zoologia dell’Università di Roma IL GRUPPO DELL’AGRILLUS ROSCIDUS.



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