mercoledì, 14 gennaio 2015

Il castello di Maredolce

Giardini e costruzioni arabo-normanne

Ho avuto la fortuna di visitare il Castello di Maredolce con la guida della professoressa Anna Capra, una signora di Palermo che fa parte di un’associazione che collabora con la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Palermo al fine di restaurare antichi monumenti lasciati andare in rovina nel corso degli anni.

Maredolce si trova a sud di Palermo, in zona Brancaccio. Sì, proprio quel quartiere che è conosciuto per il suo degrado e l’insediamento mafioso. Comunque proprio gli abitanti di quel quartiere alla fine del secolo scorso seppero organizzarsi in associazione e aiutati da alcuni validi studiosi sono riusciti, nel corso degli ultimi vent’anni a metter mano a questa zona e a ripensare a Maredolce come ad un luogo, lo splendido luogo che era nell’epoca Araba e Normanna.

Perché se prima qui vivevano re e regine, principi e principesse, gli abitanti del quartiere dovrebbero accontentarsi di vivere in una periferia degradata?”, (scrivono i ragazzi del liceo scientifico E. Basile di Palemo). Hanno ottenuto fondi pubblici e privati ed hanno cominciato ricostruendo il Castello senza dimenticare quanto gli sta attorno.

Il castello si stende ai piedi del monte Grifone, un sito antichissimo da sempre abitato. Qui il Sultano Giafar costruì questa dimora come centro per i suoi “sollazzi” (termine che traduce un po’ il nostro concetto di ‘villeggiatura’). Utilizzando due sorgenti (Favara in arabo significa “sorgente” e da qui il nome Castello di Fawara) riempì la zona con un lago molto esteso addirittura percorribile da piccole imbarcazioni. In mezzo al lago si trovava un’isoletta e tutt’intorno prosperava un giardino ricco di molte piante tra le quali primeggiavano agrumi e palme. Il Castello era grande e molto imponente e, malgrado le sue mura siano state maltrattate nel corso dei secoli, ha mantenuto la sua imponenza per cui ancora adesso il suo profilo è rimasto a segnalare la parte orientale di Palermo.

A Giafar e agli Aabu succedettero i Normanni che valorizzarono le costruzioni servendosi anche di abili operai arabi. Infatti Anna Capra ha sottolineato più volte come i Normanni seppero valorizzarono le grandi capacità degli artigiani Arabi. Qui i Normanni usarono la zona per molti anni, sempre considerando Maredolce come zona di sollazzo. In seguito le travagliate vicende storiche lo fecero passare di mano in mano finché agli inizi del 1900 esso aveva perso molto del suo fascino, anche perché il lago era stato prosciugato e al suo posto si era dato spazio a una zona agricola a base di agrumeti. Ho potuto camminare tra queste bellissime piante di aranci e limoni ed ho notato che il terreno era ben tenuto, tutto percorso da un’accurata irrigazione. Ma non c’era più l’acqua e nemmeno la bellezza dell’isoletta in mezzo al lago e la vista sul castello era praticamente nascosta da orribili edifici che avanzano minacciosamente. Attualmente le Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo ha deciso di recuperare tutta la zona. A parte il Castello di cui molto si è ricostruito, si è deciso di ripristinare il lago in modo da ridare al paesaggio lo stesso fascino dato dall’emiro Giafar e dai Normanni.

Si è già fatto molto. Anna Capra ha potuto condurci a visitare gli spazi del Castello recuperati. Queste operazioni non sono state facili se si tiene conto del fatto che tutto il Castello era stato lasciato ad usi abitativi abusivi e che l’allontanamento di queste persone è stato lungo e laborioso. Persino Totuccio Contorno il famoso boss mafioso che si era costruito all’interno una confortevole abitazione se n’è dovuto andare. L’allontanamento di tutte queste persone, è stato possibile solo al momento in cui inziavano i lavori. In qualsiasi altro momento quelli o sarebbero rientrati o sarebbero subito stati sostituiti da altri.

Ora passeggiando tra i resti riusciamo a capire la sapienza, la grande abilità e il senso della bellezza degli antichi architetti. Appare assai vicino il momento della rifinitura definitiva. Quello che invece non si vede ancora è l’uso della sorgente del monte Grifone per riempire d’acqua la zona tutt’attorno. Andrà sott’acqua l’agrumeto, ma la zona ai piedi di Monte Grifone riprenderà tutto il suo fascino e oltre alle palme, potranno essere sistemate altre piante.

Un grande aiuto in questa direzione la stanno dando gruppi di abitanti di Brancaccio tra i quali anche degli studenti.

Allontanandosi da Maredolce non si può non pensare alla particolarità di questo posto, a quegli Arabi e Normanni che seppero creare un paesaggio meraviglioso e non si può non augurarsi che tutto venga rimesso a posto. Questa zona non è solo raccolta di antiche bellezze: qui a Brancaccio è vissuto Don Giovanni Puglisi ucciso dalla mafia mentre si dava da fare per tenerne lontano i giovani dalla mafia. È soprattutto vero che da qui, dai suoi abitanti è nata l’idea di ricreare questo posto come centro d’iniziative di sviluppo economico e turistico, in armonia con le cose migliori della Sicilia.

 

il castello Maredolce

Visione di fantasia del castello Maredolce restaurato sul lago (Dipinto su pannello della Scuola Media S. Quasimodo di Palermo)

il degrado attorno al castello Maredolce

La realtà attuale nell’area del lago e del castello di Maredolce, arrestati in corso: l’agrssione edilizia della “città nemica”




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