sabato, 18 gennaio 2014

Il curriculum verde di Barbara

Un giardino per il week-end

La storia del mio giardino è molto, molto recente, ma il mio amore per il verde e la natura risale alla mia infanzia.

Sono nata in città e ho sempre abitato in città, in un appartamento. Niente giardino, soltanto un balcone ma affacciato sul “Boschetto” cittadino.

Da bambina il mio contatto con la natura non era legato alla vita di campagna e le stagioni erano scandite dalla scuola e dalle vacanze, che come tutti i ragazzi triestini si trascorreva tra tuffi in costiera e passeggiate sul Carso.

I miei genitori, appassionati escursionisti, mi portavano ogni fine settimana a fare camminate in Carso o in montagna. Sentivo la Natura come qualcosa di magico seppure distaccato dalla mia realtà cittadina fatta di strade e palazzi e non di sentieri e alberi.

Da adulta durante i miei viaggi, specialmente quelli nei paesi anglosassoni osservavo con meraviglia e diciamolo, anche con un po’ d’invidia, certi grandi parchi di castelli ma anche e soprattutto i piccoli giardini di casette di campagna, così graziosi e pieni di fiori.

Dentro di me cresceva la voglia di possedere un piccolo spazio dove dare sfogo al mio desiderio di verde e soprattutto di colori per contrasto al grigio cittadino.

Questo momento arrivò nel giorno di S.Stefano del 2006.

Avevamo visto molte case con giardino precedentemente, ma niente di veramente esaltante. Poi, durante quella gita in bicicletta sul Carso Isontino io e la mia famiglia, ci fermammo ad osservare il cantiere di un villaggio carsico composto da tante piccole casette in un contesto molto caratteristico, al limitare del parco naturale.

È stato amore a prima vista! Sarebbe stato il nostro rifugio dei week-end e delle vacanze.

Dopo un anno e mezzo la casa era finita e il giardino era lì ad aspettarmi: un triangolo irregolare distribuito su due lati della casa con residui di costruzione sepolti con della terraccia argillosa di riporto. Eppure per noi era un sogno realizzato, una tela bianca da dipingere con i colori delle stagioni.

Durante la costruzione della casa fantasticavo disegnando aiuole e leggendo ogni sorta di libro e rivista di giardinaggio, ma arrivati al dunque ci fu il panico. Che fare? Dove iniziare? La mia era tutta teoria e zero pratica.

Arrivò in soccorso e direi decisamente provvidenziale l’incontro con la nostra vulcanica Marina. Senza di lei non sarei qui a raccontarvi la mia storia. Andammo per vivai e mi affidai alla sua competenza per la scelta delle piante da sistemare per la siepe mista che doveva dividere il giardino dall’orto del vicino.

Di una cosa ero però sicura: niente siepe sempreverde (niente Lauroceraso o Photinia ne tanto meno Cupressoparis leylandii, che mi era stato consigliato da un presunto, professionista giardiniere!) ma una quinta verde che cambiasse aspetto in tutte le stagioni. Così scegliemmo Viburnum tinus per l’inverno, Viburnum plicatum per la primavera/estate, melograni da frutto per la primavera e l’autunno, Buddleie per le farfalle e Bignonia per l’estate, Osmanthus fragrans aurea, corbezzoli e Cotinus Grace per l’autunno.

Quella fine estate del 2008, visto che la terra esistente era veramente pessima facemmo anche aggiungere un consistente strato di terra rossa carsica, seminammo il prato che doveva circondare la piscina e delimitammo il bordo misto.

Già, il bordo misto… Avevo negli occhi splendide immagini di bordi all’inglese come pennellate di acquerelli di altri tempi. Ero e sono, una sognatrice e forse con l’incoscienza del principiante piantai erbacee perenni e seminai annuali che parlavano molto British! Seppure quel tipo di bordo centrasse come i cavoli a merenda in un borgo carsico, il sogno lentamente si concretizzava e la primavera seguente in quello spazio ancora mezzo vuoto, ebbi la soddisfazione di veder fiorire un treillage di piselli odorosi, svettanti Delphinum azzurri e un bellissimo ceppo di lupini blu.

Non è successo mai più. Le piantine di lupini e speronelle piantate con caparbietà ogni primavera successiva languivano miseramente e i piselli odorosi si ricoprivano di oidio.
Eppure, quella prima stagione di giardinaggio fu esaltante e mi diede così tanta gioia che mi fece capire quanto la coltivazione in piena terra sia tutt’altra cosa rispetto a quella in vaso. Non mi sentivo più una negata per le piante, il mio pollice stava virando al verde!

Sono passati ancora pochi anni e poche stagioni si sono succedute eppure per chi lo vede per la prima volta, il nostro giardino sembra più maturo di quanto non sia.

Quella mescolanza di terricci evidentemente giova alle piante e la siepe mista ormai, ha celato totalmente il confine. Il prato che inizialmente copriva buona parte del terreno sta cedendo anno dopo anno posto alle aiuole. Il mio bisogno di piantare sempre qualcosa di nuovo contrasta con lo spazio disponibile che se non c’è bisogna inventarselo, o no?

Anch’io ho spostato, tolto o aggiunto continuamente nuove piante che alle mostre di giardinaggio e visite ai vivai compro senza aver idea di dove mettere. Che ci volete fare, non resisto. Un posto lo troverò, mi dico, e a volte le poverine sostano per mesi in un vaso nell’attesa di un posto definitivo.

Allora vai con le Rose Inglesi (ovviamente) ed antiche, Clematis, Iris barbate, Peonie erbacee ed arbustive, Digitalis, Elleboro, Hydrangee, Papaveri orientali, Echinacee, Geranium, Hemerocallis, Caryopteris, Aster, Verbena Bonariensis e Nigella Damascena che migrano nel giardino a loro piacimento. E poi lamponi per le colazioni estive, le aromatiche da sfiorare con la mano per la cucina, il Malus Evereste per con le sue meline persistenti per colorare l’inverno, tulipani pastello e muscari per annunciare con eleganza la primavera.

Le mie amiche si chiedono come mai l’estate non sono mai troppo abbronzata, avendo la piscina, non si capacitano di questa stranezza. Ma ogni appassionato giardiniere sa che non è possibile starsene più di dieci minuti senza fare niente: il giardino chiama la nostra presenza! C’è sempre qualche erbaccia da estirpare, i vasi da innaffiare, qualche arbusto da potare o l’erba da tagliare.

Il mio è un giardino da vivere intensamente, con poco tempo a disposizione ogni week-end è una maratona. Eppure tutta questa fatica ci ricambia in soddisfazione, gioia e tanta serenità. È la nostra medicina contro stress, cura il corpo e la nostra anima.

Barbara

Alcune foto del mio giardino




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