lunedì, 23 dicembre 2013

Il curriculum verde di Bruna

La mia storia “giardiniera” inizia nel 1996 quando entrai nella mia casetta con giardino.

Mi ritrovai a scegliere come fare il giardino ed ero a digiuno di conoscenze botaniche e giardiniere. Per questo mi affidai ad un Garden. Pian piano, vivendo il giardino, cominciai ad appassionarmi e per questo a leggere, a consultare libri, a voler conoscere le mie piante e tutte le altre che mi attiravano con le loro fioriture, il fogliame ed il portamento.

Anche mio marito che prima non dimostrava interesse per il verde, si prese amorevolmente cura del prato e divenne tutto suo l’impegno di tagliarlo, concimarlo, arieggiarlo. Ricordo con piacere mio figlio a otto mesi che, con la bella stagione, era stato messo a sedere sul prato ed aveva paura della novità della soffice erba che pungeva le sue piccole manine. Ancora oggi è un piacere camminarci sopra a piedi nudi come su un soffice tappeto fresco.

Leggendo e leggendo ma senza avere l’esperienza che insegna, ho piantato un’aiuola di acidofile all’ombra di alcuni tigli, rispettando le altezze e quindi in primo piano le eriche e dietro le azalee ed ancora più alti i rododendri. Ottima riuscita il primo anno e poi invece una stentata sopravvivenza, una lenta agonia che, dopo qualche sostituzione, mi ha portato alla consapevolezza che su questo terreno calcareo è inutile (o troppo laborioso) insistere con piante inadatte.

Il progetto originario comunque mi stava stretto ed ho inserito nel tempo le peonie erbacce ed arboree, le erbacee perenni in varietà cercando di valorizzare l’ombra creata dagli alberi già esistenti e quindi liriopi variegate, hosta, aquilegie, ellebori, felci, bulbose in varietà. Un albero di ciliegio per i fiori e la frutta; ribes, uva spina e lamponi per le marmellate ed i dolci che amo fare. Un piccolo orto per divertirmi ad autoprodurre la verdura e con tante aromatiche.

Nel frattempo guardavo il terreno di circa 3.000 m2 adiacente al mio giardino che era trascurato ma affascinante. Un prato aperto con una discesa che portava in una profonda dolina da cui saliva in autunno il profumo dei ciclamini. Così con tanta pazienza riuscimmo ad individuare la proprietaria di quel terreno e poi nel 2005 ad acquistarlo.

Cominciò l’avventura della “Dolina”. Per i primi due anni ci fu solo da tagliare e ripulire.

Era stata abbandonata da una ventina d’anni e c’erano alberi ormai secchi, centinaia di semenzai di alberi che si soffocavano a vicenda. Pulendo pian piano comparivano maestose querce, ceppaie di ornielli, begli esemplari di aceri campestri e liberandoli dagli sterpi che li soffocavano, imparavo a conoscerli.

Vivendo questo tipo di giardino naturale imparai ad apprezzare le fioriture primaverili del suo prato stabile, a scoprire le orchidee selvatiche negli angoli intoccati, a gioire della enorme quantità di ciclamini. E poi i profumi! Il timo, la salvia, la melissa tutti spontanei. Non contenta però di stare solo a guardare, cominciai a piantare e con caparbietà a scavare buche tra le pietre, alle volte dovendo modificare i miei progetti perché c’era più roccia che terra. E allora rose, cespugli, erbacee e qualche pianta da frutto ad integrare un giardino naturale che non volevo però snaturare. Mi sono imposta di non introdurre nuove essenze nella vera e propria dolina per non turbare un equilibrio che da solo si era formato. Poca terra, solo quella creatasi dal disfacimento delle foglie cadute eppure tante piante: lamium, felci, primule, ellebori, edere, muschi ma anche alberi, che nati da seme, con tenacia hanno trovato la terra per crescere.

Questo è un giardino giovane dove le piante che io ho inserito sono ogni anno più belle e mi meraviglio, nel risveglio di primavera, di trovarlo ogni volta più “maturo”.

E’ un giardino dove non mi sazio di introdurre piante e quindi le rose (quante ce ne sono e quanto sono tutte belle!) e vicino alle rose le graminacee e poi ancora quelle che mi affascinano nelle visite ai vivai o quelle che tra noi soci ci scambiamo.

Ho scoperto con il giardino un luogo dove perdermi; con ore di lavoro sul campo, con il piacere di gioire dei risultati ottenuti, con l’entusiamo di creare ancora una nuova aiuola, con la possibilità di cogliere la bellezza di una fioritura tanto attesa.

Ho scoperto con il giardino il piacere delle stagioni, la lentezza del tempo, la forza e la meraviglia della natura.

Ho scoperto con il giardino una passione e tanti amici con cui condividerla.

Bruna

Il giardino di Bruna




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