martedì, 24 dicembre 2013

Il curriculum verde di Emanuela e Diego

Gli occhi e il cuore del nostro giardino

Altri occhi e altri cuori hanno visto e amato il nostro giardino prima ancora che nascesse. In me, in Diego, non c’era neppure un lontano intento o una larvata idea di come costruire un giardino…

La storia inizia circa 13 anni fa quando, ancora giovani sposi (non tanto per l’età…) Diego ed io decidemmo romanticamente di cambiare vita e di acquistare una casa fuori città.

Arrivò così la nostra bella casa sulle colline tra Cividale e Faedis, una antica casa in pietra, immersa tra i castagni e i carpini del bosco. La casa fu ristrutturata, recuperando i materiali originali e portata al suo antico e più grande splendore.

Questa casa in collina ricordava la vecchia casa dei nonni dove ogni anno passavo le vacanze estive. I ricordi di questa abitazione si perdono nei recessi lontani della mia mente, dai quali faccio fatica a far emergere le prime emozioni ed impressioni. Avevo appena 9 mesi, muovevo i primi passi e articolavo le prime parole, quando passai dal quartiere di via Fara a Milano al mondo incantato, misterioso e pieno di vita della casa contadina dei nonni. Con l’andare degli anni, le mie vacanze a Muris diventavano un atteso appuntamento con le mucche, le galline, il maiale, i gatti, le tacchine, il Bobi…passavo le mie giornate in compagnia di questi misteriosi, affascinanti e vivi amici, completamente diversi dai giocattoli della città.

Guardavo, imparavo e imitavo i gesti della nonna, a volte crudeli ma necessari. La casa era un po’ isolata rispetto al centro del paese, in collina (la montute) e questo mi dava l’opportunità di passare in relativa solitudine molte ore della giornata. Il mio punto di vista preferito era il ciliegio dietro casa, da cui riuscivo a vedere San Daniele e la pianura friulana, la mente e la fantasia volavano e il tempo rimaneva sospeso in una dimensione dove solo le cicale e i grilli potevano entrare: diventavo lo scienziato che parlava dei funghi, dei fiori e delle formiche, mi sdraiavo sul fieno e sentivo di appartenere a questo universo così immenso e amico. Una sensazione di armonia mai più sentita. I nonni avevano un orto-giardino nel quale si entrava attraverso un cancelletto in legno e un arco verde. Ricordo la caotica e vitale armonia di colori, forme e profumi di questo posto incantato.

La nostalgia di questo mondo ha avuto molta parte nella scelta della nostra casa, ne sono più consapevole ora mentre scrivo…

Sono solita incontrare le persone importanti della mia vita quando mi porto appresso i progetti delle mie case. La prima volta è successo un giorno di novembre del 1994, quando, da poco acquistato il mio appartamento da single, giravo con i miei progetti, alla ricerca di un ristorante (la cucina non era ancora agibile….). Si materializzava al mio tavolo un amico di un amico, conosciuto 8 anni prima, che intercettavo saltuariamente in città alla guida della sua bicicletta. In tutti quegli anni solo un cenno di saluto e null’altro. Al tavolo, mi misi a parlare del mio mitico bagno con le piastrelle multicolor che simulavano l’onda del mare, delle maniglie verdi in plastic glass a forma di foglia e di tutto il mio nido fatto di piume color pastello. Diego, questo amico…credo sia rimasto impressionato da tanto entusiasmo per i materiali edilizi e per la fantasia galoppante ed inarrestabile con cui essi venivano scomposti e ricomposti da me. Poco tempo più tardi, dopo un corteggiamento impercettibile, ma determinato, Diego era nella mia casa e al nostro matrimonio io nella sua. Due case, un’unica anima. E’ così abbiamo scelto la terza, lontana e completamente diversa dalle altre due.

Passano pochi anni, la nuova casa in collina è quasi finita, viviamo ancora a Udine e spesso, facciamo le nostre passeggiate attorno alle colline di Moruzzo in cerca di bellezza e di quiete.

In una passeggiata come le altre, con i miei progetti in tasca…incontriamo in Via del Bosco, Luigi. Sorpresa! Ho lavorato con Luigi nei miei primi anni di infermiera! Come si fa a non ricordare le avventure vissute in Unità Coronarica? E così, come nelle migliori storie, Luigi ci invita a casa sua e improvvisa una meravigliosa spaghettata con pomodoro e ricotta. Ma il bello deve ancora arrivare…Giulia, sua moglie, ha una fantasia più galoppante della mia: tiro fuori i progetti e dopo una prima rapida occhiata, Giulia esclama: “ma questa casa in campagna non può non avere un giardino!!!” Mentre in me si stava accendendo una flebile, ma duratura luce, in Diego percepivo una decisa, seppur debole, resistenza ad intraprendere un qualsivoglia ulteriore progetto costruttivo.

Diego, nei suoi pacati tentativi di rimanere fuori dal delirio verde a due di Emanuela/Giulia, ha contribuito in modo sostanziale, nonostante tutto, alla costruzione del nostro giardino. Senza di lui e senza la sua pazienza non avremmo portato avanti un’impresa così grande.

Giulia e Luigi sono la vera anima del nostro giardino, hanno dato ispirazione e forza al nostro sguardo e alle nostre braccia, hanno alimentato e sorretto la nostra creatività, ci hanno guidato con costanza e stile nelle scelte, nelle forme e nei colori.

Il resto è venuto da solo e grazie alla generosità degli amici giardinieri.

Il nostro giardino ha preso il posto del vigneto dietro casa che in morbide e poche altane arrivava fin quasi al primo piano dell’abitazione. I grossi lavori di risanamento, hanno determinato la creazione di un corridoio largo tre metri sul retro, lato nord della casa, e di conseguenza tutta l’orografia della collina ne è stata toccata. Inizialmente questo sviluppo in altezza dello spazio dietro-casa ci sembrava un difetto, un limite alle nostre possibilità di costruire un’area verde, poi invece si è dimostrato il punto di forza del nostro giardino.

Sei piani di giardino, piccoli spazi che racchiudono mondi diversi a formare però un’unica organica realtà. Angoli intimi, dove fermarsi ad ammirare il miracolo della natura che si trasforma nei colori, nei profumi e nelle forme delle diverse stagioni. Così a piano terra troviamo le ortensie grate per aver dato loro un luogo adatto a renderle rigogliose. Al primo e secondo piano i cespugli di piante mediterranee, lavanda, rosmarino, mirto, artemisia, pitosforo…un piccolo orto di aromi appena fuori dalla cucina per raccogliere e arricchire i nostri piatti: prezzemolo, basilico, salvia, timo, origano, melissa. Le siepi di rosmarino ci accompagnano lungo tutto il percorso in salita punteggiato da alcuni alberi ripetuti tre volte: l’alloro, l’ulivo, il tasso. A segnare il confine verso est una generosa siepe di carpino bianco attraverso cui aprire porte e finestre vegetali per guardare al di là…Lo spazio più grande è al 4° piano riservato per la gran parte a rose paesaggistiche disposte a siepe, alla rustica rosa canina e alla sorprendente e forte chinensis mutabilis. Costruito nel terreno, quasi una grotta rivestita in pietra, un piccolo, ma utile deposito attrezzi che ha come copertura una terrazza semicircolare. Salendo al 5° piano altri cespugli e piccoli alberelli: abelia grandifolia, caryopteris summer sorbet, ibisco, lillà, rosa rustica schneefloke…un fico a sorvegliare l’ingresso di questo piano, punto panoramico per eccellenza. Dalla terrazza una vista mozzafiato sul borgo e sulla pianura friulana, ad est verso la Slovenia, ad ovest verso le Alpi. Nelle notti d’estate è bello perdersi a guardare il cielo alla ricerca di un orientamento stellare, oppure condividere con gli amici pensieri, progetti, risate e l’ultima ricetta di polpette di melanzane. Un giardino non è solo lavoro!

Il giardino, nella parte più alta, si confonde con il bosco. La siepe che ne segna il confine è già un insieme di specie boschive: carpino bianco, viburno, acero campestre, sorbo degli uccellatori, lantana, rosa canina, biancospino, corniolo…due grandi querce sanciscono il passaggio tra il luogo degli uomini e quello di agane e krivapete. Di notte il tossire dei ghiri, il volo silenzioso dei pipistrelli, l’urlo inquietante di uccelli rapaci aprono il sipario ad un mondo affascinante e sconosciuto dove si percepisce il dolce e protettivo abbraccio di alberi della notte e del silenzio.
Le pietre locali, di una speciale sfumatura dorata, formano muri a secco, terrapieni, aiuole e scalinate, danno unicità e personalità a questo luogo, ne raccontano la storia geologica e fossile, sono sculture naturali davanti alle quali rimanere incantati.

Non è stato facile costruire questo giardino, contenerlo e dotarlo di acqua, caditoie e luce (abbiamo iniziato a realizzarlo nel 2006!), non è stato facile trasportare i materiali per l’unica strada di accesso che è un sentiero in salita, non è facile potarlo, arieggiare il prato, togliere le erbe infestanti (ma questa è storia di tutti i giardinieri!), nonostante questo, grazie all’aiuto di amici giardinieri e di valenti progettisti, siamo orgogliosi della nostra opera.

Chi ha visto e amato il giardino prima che noi potessimo concepirlo fa parte della nostra storia e della storia di questo luogo. A loro e a coloro che hanno contribuito a realizzarlo va il nostro ringraziamento. Ma il grazie più grande va al giardino stesso, alle piante, ai fiori, agli insetti, a tutti gli animali che in esso vi abitano. Questo luogo all’inizio così apparentemente lontano, ora è dentro di noi, ci sostiene e ci dà energia, ci conforta e ci sorprende. All’allegra compagnia vitale racchiusa in questo angolo di mondo va tutto il nostro amore.

Emanuela e Diego

Alcune foto del nostro giardino




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