sabato, 8 febbraio 2014

Il curriculum verde di Loreta

Il giardino di Piano

Del giardino di Piano non penso mai “è il mio giardino”.
Lo custodisco e lo curo da quasi mezzo secolo; l’ho conservato nonostante le difficoltà ma è sempre il giardino di nonna Angelina, di zia Gemma, di zia Pina, della signora Luigia….

In effetti occupa lo spazio appartenuto alla corte interna della grande casa di famiglia che lo delimita per due lati. Era chiuso per gli altri lati da alti muri di pietra e da una torretta di difesa.

Agli inizi del ‘900, la signora Luigia, l’ultima della famiglia che aveva costruito – ed abitato – il complesso per oltre trecento anni, volendo ingentilire la corte fece abbattere parte delle muraglie ed aprire un accesso verso il frutteto, creando così un piccolo eden colmo di piante e fiori.

Però, a distanza di qualche anno, la signora Luigia probabilmente stanca di quella casa troppo grande e fredda, si era fatta costruire poco distante, un bel villino in stile liberty con tutti i comfort che l’epoca offriva ed aveva ceduto la casa ed il frutteto ai nonni di Piero, mio marito.

Negli anni nonna Angelina e nonno Pietro hanno conservato con amore il giardino, curato l’orto ed il frutteto – ora per la più parte scomparso – nonostante gli inverni rigidi, i mezzi modesti e… i cavalli affamati dei Cosacchi.
La zia Pina vi ha aggiunto i mughetti, un salottino in vimini ed il gusto di ricevere in giardino.

Le piante originali, per buona parte, ci sono ancora ed ancora definiscono e condizionano il giardino: le ortensie quelle che tutti hanno in paese, le hoste, i rosai Americn Pillar e Félicitè et Perpétué, i ligustri, il lillà, gli iris, il noce…

Io ci sono entrata la prima volta che ero appena ragazza e l’ho subito amato.
Da allora cerco di curare il piccolo spazio, di abbellirlo, non senza qualche difficoltà.

Il primo problema è dato dall’eccessiva ombra creata dall’angolazione della casa e dalla presenza del noce che cresce, cresce…
Poi c’è l’eccessiva piovosità della zona che consuma precocemente le fioriture e avvilisce gli animi.

Infine, non abitando in paese, il tempo dedicato alla cura diventa inevitabilmente modesto e discontinuo, troppo breve per conseguire dei risultati soddisfacenti e visibili, per dei progetti di ampio respiro.

Tuttavia il giardino non manca di vitalità: durante le opere di restauro della casa è stato più volte stravolto ma le vecchie piante si sono sempre riprese e sono ancora al loro posto: i rosai che circondano il noce, le hoste. le ortensie, il lillà, i ligustri., gli iris…

Negli anni ho cercato di migliorarne l’aspetto arricchendolo con altre piante e fiori ma non sempre con successo.

Il mio desiderio era quello di creare delle belle zone ricolme di fiori multicolori: lupini, digitali, malve, piselli odorosi, aquilegie, papaveri, aster, alchemille,.. da ritrovare l’anno dopo ma, lupini e compagni dopo una modesta fioritura estiva, l’anno dopo non si facevano trovare.

Anche con gli ellebori, le lavande e molte bulbose non è andata meglio tanto da farmi nascere il sospetto che il luogo e le piante, abbiano una loro anima “selvatica”, riottosa, ostile ad accogliere altre consimili “forestis”…

Per molti anni ho mantenuto il giardino con uno spirito, che allora mi sembrava ovvio, adottando lo stesso criterio scelto per il restauro della casa – quello conservativo nel rispetto dell’esistente – pur ammirando molto con invidia i bei giardini visitati o incontrati durante i viaggi.

Il giardino era sopratutto il luogo d’incontro della famiglia con parenti e amici, lo spazio dove trascorrere la giornata distesi pigramente al sole, il luogo protetto per i giochi dei bambini, delle grigliate e delle tavolate allegre che non bastavano mai le seggiole.

Poi, quatrro anni fa, due gentili signore – Valery e Loredana – sono salite fino a Piano con il proposito di coinvolgere “le carniche” nell’uso dei loro giardini.
E coraggio ne hanno avuto perché, in Carnia, la parola” ‘zardin” si usa proprio poco mentre si coniugano più facilmente “òrt” e “prât” e quando si dice “cuinzà” si va sul pesante

Quello con l’Associazione “Amici in Giardino“ per me è stato un incontro felice.
E proficuo. Ho riconsiderato le mie idee sulla gestione dello spazio, sulla dinamicità nell’uso delle piante, ho ripreso coraggio, supportata da nuove informazioni, dall’incoraggiamento dei Comunello e dall’esempio dei giardinieri “vecchi”d’esperienza e mi sono rimessa al lavoro.

Ho aggiunto più varietà di hoste accanto a quelle già presenti e di hydrangee: delle tante collocate, sempre con amore e attenzione per le terre, alcune si sono adattate e la paniculata la scorsa estate, mi ha regalato una sua bella pannocchia.
Con i rosai è andata un po’ meglio ma ci vorrà ancora tanto lavoro e un po’ più di perizia.

Delle belle felci scelte a Santa Marizza, chissà! Ritenterò ancora con le perenni e le lavande.

In primavera, quando si sale in Paese per aprire la casa, entro in giardino piano piano – il prato è già tutto un colore di primule e crochi – e cammino con cautela curiosando qua e là.

Rimuovo le protezioni invernali e le foglie – quelle del noce odorano ancora intensamente – e quando intravedo sbucare dal terreno dei capolini verdi o scorgo delle belle grosse gemme sono felice: ce l’hanno fatta!

Noi occupiamo il giardino nel mese di agosto e in qualche sporadico fine settimana.
Appena ci allontaniamo e scende il silenzio, gli “altri” se ne riappropriano.
Cani e gatti riprendono a gironzolare seguendo, caparbi, invisibili traccie.
Gli scoiattoli ormai senza timore sfrecciano tra i noccioli, svelti a raccogliere provviste e una piccola volpe viene a sgranocchiare le sue prede sotto casa. Le lumache poi…

Dei piccoli uccelli da anni nidificano, complice una breccia nell’imposta, sul davanzale della finestra, quella più soleggiata e più confortevole. In primavera, quando se ne vanno, ci lasciano in regalo il nido, un involucro gonfio e morbido di muschio che è una meraviglia.

Penso al giardino e mi ritorna un’immagine complessiva che non disgiunge i colori dei fiori e delle piante, il profumo delle terra e l’odore dell’erba appena tagliata da aviluppati ricordi affettivi.

Un luogo pregno di significati, di sentimenti vissuti e condivisi.
Quante spose hanno varcato quel cancello, quanti bambini vi sono cresciuti, quanti lo hanno lasciato silenziosamente

Il mio nipotino Francesco con lui la casa ha visto cinque nostre generazioni, ha chiesto con insistenza un trattore con rimorchio, del tutto simile a uno vero e ora corre felice nel prato.

Mi aiuta a seminare, a rinvasare, ad annaffiare… Ci sta volentieri ed è, per il giardino, una grande speranza.

Nella casa accanto alla nostra, una villetta costruita dallo zio negli anni 70, il giovane cugino ha preso interesse per piante e fiori e sta creando il suo giardino che comprende anche un angolo di erbe profumate ed è bello condividere questa passione. Il giardino così è più grande.

Loreta

il giardino di loretta

il giardino di loretta

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