domenica, 7 aprile 2013

Il curriculum verde di Loris

Ho sempre vissuto in campagna, tra mais e vigneti e ricordo che da piccolo osservavo mio padre mentre innestava con cura le viti.

Passa il tempo e l’aiuto nei lavori dei campi di famiglia si riduce “solo” all’uscita dalla fabbrica e nel fine settimana, momenti nei quali mi dilettavo ad imitare mio padre, sperimentando innesti sui selvatici di frutti.

Con la costruzione della mia casa nuova nasce l’esigenza di realizzare un bel giardino.
Così inizio nell’86 a muovere i miei primi passi da giardiniere, piantando gli alberi che costituiscono ancora oggi la struttura portante del giardino.

Questa fu la scintilla che fece scattare quella che poi divenne una vera passione.
Incominciai a prestare molta attenzione a tutto quello che riguardava il mondo del “Verde”, e con il passare degli anni, delle letture, delle fiere, delle esperienze moltiplicai i miei interessi.
Nel 96 ho realizzato una piccola tartufaia con noccioli, carpini e querce che produce dello squisito tartufo nero.

L’anno successivo decisi di cambiare da seminativo a selvicoltura, la rimanente parte di terreno. Cominciò così a crescere tutto intorno all’abitazione il bosco a filari formato da piante principali, noci europei e ciliegi, piante secondarie, betulle e ontani, e da sottobosco, noccioli.
Nel 2006 con l’aiuto di una ditta di giardinieri esterna, ho ristrutturato il giardino modificando le quote del terreno per evitare i ristagni d’acqua e per porre in risalto anche ciò che si trova lungo il perimetro del giardino; si sono disegnate le aiuole per delimitare ciò che è prato da ciò che non lo è; è stato installato l’impianto di irrigazione; nelle aiuole sono stati inseriti esclusivamente arbusti, piante da sottobosco e tappezanti a corredo delle piante principali ad alto fusto che allora avevano già vent’anni; ed infine seminato il prato.

Dal 2007, leggendo un articolo che parlava della rodologa Maresa Del Bufalo, nel quale si vedevano foto spettacolari di rose rampicanti che si inalzavano sulle chiome degli alberi, creando nuvole di rose volanti, mi decisi di mettere in pratica l’idea che già mi passava per la mente da tempo: creare, all’interno del bosco, una collezione di rose botaniche e antiche in associazione a bordure miste di arbusti e erbacee perenni, bulbose, graminacee e felci.

Ora che siamo a fine 2013 posso elencarvi una serie di riflessioni e aneddoti:
La posa in opera delle piante viene realizzata secondo mie idee, cercando soluzioni diverse dalle solite; per esempio ho utilizzato il bambù come tutore e come struttura portante per poter far arrampicare le rose agli alberi.

Valuto attentamente il posto e le esigenze di ogni pianta cercando di farle crescere sane e rigogliose; ciò comunque non mi rende immune da qualche cambiamento di posizione.

Ho disposto le piante in modo da poter avere fiori, bacche e profumi in tutte le stagioni.
Ogni primavera i ciliegi selvatici formano una nuvola bianca di fiori, creando mentre cadono e sul terreno il tipico effetto della neve.

Sono rimasto meravigliato nel vedere i colori dei fiori delle rose galliche, completamente diversi da quelli delle moderne; sono proprio quei colori che si vedono nei dipinti antichi del settecento.
Per migliorare le mie conoscenze, oltre ad abbonarmi a riviste e a leggere libri, mi sono iscritto a varie associazioni: Gruppo Micologico Sacilese, Associazione Tartufai Friulani, Compagnia delle Rose di Pordenone, Circolo Amici in Giardino.

Con l’Armillaria Mellea (in inglese “Ciodin”!) gioie e dolori: in autunno mi riempe il congelatore di funghi, ma essendo un parassita mi ha già ucciso un po’ di piante tra le quale 2 noci, un ciliegio e 4 rose.

La collezione di rose è comunque quasi giunta a quota 700. Per poter gestire un numero così grande di esemplari ho coinvolto mio figlio Alex, con il quale ho catalogato, mappato e inserito a fianco di ogni singola rosa un cartellino, sul quale viene descritto il nome botanico o della cultivar, il gruppo di classificazione (botanica, gallica, damascena, etc…) e la zona di origine per le botaniche oppure il nome dell’ibridatore, la nazionalità dell’ibridatore e l’anno di ibridazione per le antiche.

Mia moglie Gabriella, che è previdente, mi dice: “Basta piantare! Quando sarai più anziano, diventerà difficile gestire tutto il giardino!” Un po’ ha ragione, ma la passione è forte e il giardiniere, per adesso, non si arrende.

Loris

Alcune foto del mio giardino




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