mercoledì, 15 gennaio 2014

Il curriculum verde di Paola e Daniele

I giardini della mia vita risalgono all’infanzia, quando sognavo tra le piante di caprifoglio ed i viburni della casa dei miei genitori. L’ultimo, quello di Moruzzo dove viviamo, è stato il compimento di una passione che si è evoluta e finalmente ha trovato libero sfogo in un vasto terreno, dove non c’era quasi niente.

Mio marito Daniele si è fatto trascinare da me in un’avventura che, iniziata con 3000 metri di erba medica, si è poi dilatata con l’aggiunta di una scarpata ed altri 3000 metri, tutti da far fiorire. Mentre costruivamo la casa, i colleghi di lavoro di mio marito gli portavano piccoli alberi, principalmente da un bosco dei dintorni. Il primo nucleo del giardino, sorto intorno alla casa, fu progettato tenendo presenti le due ispirazioni che anche negli anni a seguire fecero da sfondo al paesaggio che ne venne fuori: mio marito infatti amava le distese di prato ben tenuto e l’ordine, io invece vedevo fiori dovunque ed arbusti, specialmente quelli profumati che ricordavo dall’infanzia, ero come un’assetata che finalmente poteva attingere alle mille possibilità che la botanica offre.

Devo dire che le due anime si sono fuse benissimo, e le opposte esigenze di ordine e ricchezza di piante ha dato vita ad un giardino molto vario dal punto di vista paesaggistico e botanico. Si snoda su due livelli, subito al di sotto della chiesa di Moruzzo: da una parte la vista del campanile, dall’altra quella della pianura fino al mare. Particolare cura è stata messa nell’incorniciare con le rose i punti da cui si vede, così magico e vicino, il castello di Villalta.

Si può accedere al giardino da due ingressi: quello più alto porta al secondo livello, in cui il giardino è stato realizzato in seguito, e quello più basso porta alla casa.

In questa parte del giardino, che davanti alla casa diventa una distesa di prato, in un punto focale emergono gli alberi che costituiscono un boschetto: carpini, pruni rossi, noci, aceri ed una betulla, al centro dei quali si trova un primo luogo di riposo all’ombra, con tavoli e panchine.

Ai lati del giardino c’è una ricca bordura di rose arbustive ai cui piedi si trovano molte erbacee perenni e biennali, quali iris, aquiliegie, narcisi, tulipani, centrantus, gigli, agapanti, lisimachie, piante di rabarbaro, crocosmie, geranium, anemoni giapponesi, rudbekie, gaure, bocche di leone ed altre varietà.

Altre aiuole del giardino sono composte da arbusti: spiree, berberis, viburni, cornus, choysia, meli da fiore, iperico ed altro, accompagnati in primo piano da rose ed erbacee perenni. Nel lato est c’è una parte, cui è stata cambiata la terra, piantumata con piante acidofile: camelie ora divenute grandi, rododendri, azalee, skimmie ed un cornus florida. Procedendo verso sud spicca un grande quercus troiana maestoso, incorniciato da due parrotie persica che, assieme ad altre piante, tingono di arancio vivo l’autunno.

Si sfocia quindi nel grande prato al cui fondo, dopo “il boschetto”, c’è un giardino d’ombra con ortensie, ellebori, felci, viole ed altro, quindi il “giardino segreto”, al cui centro ci sono un grande masso, residuo del suolo morenico, un grande poncirus ed un’hidrangea aspera villosa. Si può salire al secondo livello del giardino tramite una scala ed un sentiero.

Attorno alla scala inizia il giardino mediterraneo, a sottolineare la vocazione meridionale del luogo che gode il riparo dai venti e dal gelo grazie al fatto che si trova sul lato sud delle prime pendici della collina. Qui prosperano mirtus luma e tarentina, lavande, salvie, iris, persicarie, abelie, viburni ed altro: sulla sommità un arco, su cui si arrampicano due rosai “Pierre De Ronsard”, incornicia un ciliegio ed il campanile.

In questa parte del giardino si trovano altre piante mediterranee, quali lecci, corbezzoli, oleandri, pittosphori, cistus, ancora salvie in varietà, ceanotus, di cui le scarpate sono ricolme; nella parte pianeggiante più ampia c’è l’orto coltivato con ordine, precisione e bellezza da mio marito, in cui si trovano anche fiori, quali zinnie ed astri, quindi altre bordure, tra cui spicca quella con le rose chinensis mutabilis e quella con le rose “Zephirine Drouin”, banksiae “Purezza”, “Mme Alfred Carriere”, ed altre, che portano cascate di fiori. Nella parte opposta, verso ovest, si trova un laghetto incorniciato da fiori e piante: osmanti, centrantus, deutzie, rose, ceratostigma, ibischi, settembrini, perovskie, caryopteris, vitex, gaure ed altro.

Di fronte, in un boschetto di acacie sotto le quali ci sono ortensie bianche, le felci e tante pianticelle primaverili si fondono in un chiaroscuro punteggiato di diverse tonalità di verde, bianco e azzurro. A fare da sfondo a tutto il giardino, in quest’ultima parte ci sono tre alti cipressi.

Nei primi anni in cui abbiamo realizzato il giardino, siamo stati colti dal desiderio di avere più varietà possibili, anche per il desiderio di godere di aiuole fiorite in tutte le stagioni. Il lavoro che ciò ha richiesto è stato duro, all’inizio non c’era quasi nulla; quindi, una volta stabiliti alcuni punti focali quali ad esempio il boschetto, il pozzo antico in pietra, gli orti e la scalinata, ci siamo dati da fare per dissodare, togliere sassi e pietre, creare aiuole ondulate, curare i prati ed imparare a lavorare nel modo giusto nei vari momenti dell’anno. Ogni fase è stata documentata da Daniele, che ha alle spalle una lunga esperienza di fotografo, e condivisa con gli amici di giardinaggio, molti e cari, una vera comunità unita dalla passione per “la terra”. Per anni non ci sono state vacanze, perché bisognava bagnare le giovani piante e mai perderle d’occhio, e continuare a realizzare altre parti del giardino, ma non sentivamo questo come un sacrificio, era la nostra vita e la nostra gioia, tanto più che siamo sempre stati allietati dalla presenza di cani e gatti, nonché dagli amici, contenti di assaggiare le verdure dell’orto accompagnate da festose grigliate.

Con il passare degli anni l’eccessivo entusiasmo è stato temperato da maggior consapevolezza; la sfida di oggi è quella di mantenere un giardino sostenibile in un tempo di cambiamenti climatici, in cui freddo, caldo, siccità e pesanti piogge e nevicate si susseguono creandoci patemi d’animo e tanto lavoro. La ricerca di piante dunque continua: devono essere forti, ben adattarsi ad un giardino che vuole essere naturale anche se non lo è, e garantire fioritura e bellezza in tutte le stagioni, perché il giardino è più che mai vivo e richiede a gran voce di essere riparato dopo gli eventi atmosferici che accadono, per offrire a noi tutta la dolcezza ed il rifugio dagli affanni del mondo che continua a regalarci.

Paola e Daniele

Cistus, salvie e rosa chinensis sanguinea




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