martedì, 26 aprile 2011

Inaugurazione del MIRA – Museo Itinerario della Rosa Antica

Pordenone, Parco Galvani, sabato 30 aprile ore 17.30

la nostra socia Daniela ci illustra un progetto nel quale è coinvolta:

“…a Pordenone, nel Parco Galvani, presso la galleria d’arte moderna e contemporanea è stato realizzato a novembre il roseto MIRA ‘Museo Itinerario della rosa antica’, un percorso storico didattico sulla Rosa Antica, su iniziativa dell’amministrazione comunale e su progetto dell’architetto paesaggista Annalisa Marini.
Insieme all’architetto abbiamo ora costituito l’Associazione LA COMPAGNIA DELLE ROSE per promuovere e tutelare il nuovo roseto che verrà presentato al pubblico il prossimo 30 aprile, alle ore 17 e 30
Per ora siamo naturalmente in pochi…ma con tanto entusiasmo…qualche progetto…e il desiderio comunque di costruire una rete di collegamento con le preziose risorse già presenti nel territorio…”

Altre info

Descrizione del progetto

Testo di Dott. Arch. Annalisa Marini Architetto del paesaggio, socio AIAPP

Quante rose si possono ammirare a Pordenone, nel Roseto Parco Galvani, il MIRA, Museo Itinerario della Rosa Antica…Il luogo è l’area circostante la Villa Galvani ed il P.Ar.Co (Pordenone Arte Contemporanea), ovvero la Nuova Galleria d’Arte moderna e contemporanea della Città.

MIRA nasce nel novembre del 2010 all’interno di una generale riqualificazione dell’area, per offrire una degna cornice al nuovo edificio di P.Ar.Co, per iniziativa dell’Amministrazione comunale su progetto dell’architetto paesaggista Annalisa Marini, del Servizio Progettazione Opere Pubbliche del Settore V-Lavori Pubblici, del Servizio Sistema Idrico Aree Verdi e Parchi del Settore VIII-Ambiente e del Servizio Musei del Settore IV-Cultura.

Attorno al laghetto, sui declivi, davanti alla Villa storica e accanto alla nuova Galleria, si snoda un percorso museale storico-didattico sulla Rosa Antica, una “passeggiata” fra le rose antiche che consente di riconoscerne le caratteristiche, storia e collegamenti botanici, accostandole a particolari graminacee ornamentali, che fungono da leggero contrappunto paesaggistico.

La filosofia progettuale di questo Roseto si basa su l’individuazione di tre aree che ‘mostrano’ il genere Rosa secondo tre aspetti diversi: un percorso che indica l’evoluzione storica delle rose nei secoli, un’area che presenta le eccellenze europee nell’ibridazione delle rose ed uno spazio, più raccolto, dedicato quasi esclusivamente alle rose rampicanti, che diviene un luogo di piacevole sosta.

La prima area del MIRA si sviluppa sul pendio del laghetto. La disposizione delle varietà di rose, lungo il percorso pedonale, risponde nel modo più esauriente possibile, data la dimensione e posizione del sito, alla descrizione dell’ ‘albero filogenetico’, o con una definizione più semplicistica, dell’albero ‘genealogico’ del genere Rosa.

Questa scelta progettuale determina l’originalità di questa parte del Roseto rispetto ad altre collezioni e raccolte. Infatti anziché presentare le classi di rose in aiuole e percorsi che consentano anche di spostarsi indifferentemente fra le stesse, nel MIRA, secondo un’impostazione storico-evoluzionistica, concettualmente più simile al Roseto dell’Orto Botanico di Roma, si è piacevolmente ‘costretti’ a camminare, in maniera univoca, percorrendo fisicamente la ‘storia’ delle rose in un susseguirsi di varietà significative di specie che, incrociandosi, nel corso del tempo, hanno dato origine alle rose moderne, quelle rose che abitualmente si vedono in giardini privati e luoghi pubblici.

La notevole difficoltà è consistita, prima di tutto, nel definire a quale classificazione fare riferimento. Infatti, stabilire un’esatta classificazione delle rose è problematico e complesso in quanto alcuni caratteri possono variare in maniera significativa e l’evoluzione dei metodi di classificazione porta a frequenti cambiamenti: oggigiorno la classificazione è di tipo genetico piuttosto che dipendente da caratteri visivi. Di questa catalogazione se ne occupano generalmente i botanici, che non hanno definito un unico sistema “ufficiale”. Ad esempio, l’American Rose Society distingue 55 classi di rose, la World Federation of Rose Societies le suddivide in 39 classi, mentre la British Association representing Breeders ne conta 30. Non c’è quindi una chiave univoca di classificazione scientifica. Forse per questo, la maggioranza degli esperti e studiosi di rose (rodologi), data questa molteplicità di visioni, preferisce suddividere le rose in gruppi ornamentali e, così come proposto dalla American Rose Society, indicare tre tipologie di rose: le rose botaniche, le rose antiche o storiche e le rose moderne.

Nel progetto del MIRA, per esemplificare il percorso storico del genere Rosa, ci si è avvalsi di uno schema semplificato, un “albero filogenetico”, desunto da studi di esperti, ricavati da una bibiliografia tra le più qualificate sull’argomento, che indica le trasformazioni dalle specie originarie sino a quelle odierne.

Sono state le specie spontanee, sia dall’Europa che dal continente asiatico, ed i loro ibridi, ad originare nel passato le prime varietà coltivate. Di queste, lungo il percorso del MIRA si trovano: la R. moschata, coltivata almeno fin dal XVI sec., la R. gallica considerata l’antenata di tutte le rose europee, la R. phoenicea, reintrodotta in Europa dai reduci delle Crociate, la notissima R. canina, molto frequente nelle siepi, ai margini dei boschi, la R. pendulina, le R. damascene, d’autunno e d’estate, che si presume fossero già coltivata nei paesi mediterranei prima dell’era cristiana. Tra le rose più antiche ecco poi le R. alba, mentre la R. centifolia, nata in Olanda nel XVI secolo, presente nella pittura del XVII e XVIII secolo, divenne la “rosa dei pittori” anche con la più rustica R. centifolia “muscosa”.

Proseguendo lungo il percorso storico-didattico si possono ammirare le antiche rose provenienti dall’Oriente ed i loro splendidi ibridi: le R. chinensis, giunte dalla Cina nel 1752 tramite la Compagnia delle Indie Orientali olandese, provocarono una vera rivoluzione nel mondo delle rose, portando il carattere della continua rifiorenza.

Altre ‘orientali’, come la R. gigantea, la R. multiflora, oggi solitamente utilizzata quale portainnesto nella riproduzione delle rose, la R. fetida, conosciuta dal XII sec., proveniente dalla Persia e detta anche foetida persiana, la cui peculiarità è di aver donato il gene del colore ‘giallo’ alle sue discendenti e la R. odorata detta anche “Rosa Tè” per il suo tipico profumo di “Tè”, hanno dato origine a moltissime rose ibride, alcune varietà delle quali si trovano lungo il percorso che scende lungo la sponda del laghetto Galvani. Non mancano esempi degli incroci fra rose europee e rose orientali: R. “Boursault”, R. “Portland”, R. “Noisette”, R. “Bourbon”, R. “Tea”, R. ibride perpetue, R. ibride muscose, per arrivare verso la risalita del percorso, a lato della Villa storica e della nuova Galleria, alle rose che potremmo definire via via più ‘moderne’, dall’ ‘800 in poi: le R. polyantha, le R. ibride di “Tea” e ibride di polyantha, nonché le più recenti R. floribunda. Alcune di queste rose Per suscitare la curiosità nei confronti di certune originali peculiarità delle rose, sono state piantate anche alcune varietà di rose botaniche particolari per le loro spine (R. sericea omoiensis pteracantha), per i frutti, o “cinorrodi”(R. rugosa, R. fedtschenkoana, R. moyesii, R. roxburghii), per il colore, la forma o addirittura il profumo del fogliame (R. glauca, R. pimpinellifolia, R. eglanteria).

Lungo questo percorso vi sono delle piccole aree di sosta, arredate con panchine ed ombreggiate da pergolette che saranno presto ricoperte da varietà rampicanti: delle “nicchie” tranquille da cui osservare i fiori ed il laghetto e rileggere le frasi ritagliate nell’acciaio Corten “una rosa è una rosa, è una rosa, è una rosa” e, accanto alle rose rifiorenti, “se son rose fioriranno” oppure nei pressi delle rose spinosissime “non c’è rosa senza spine”…

Dopo aver percorso questa sorta di ‘viaggio’ a ritroso nel tempo, ammirando rose antiche, talune anche di difficile reperibilità, trovate da ostinati vivaisti specializzati o rintracciate da instancabili collezionisti e riproduttori, si approda ad una grande aiuola che, nell’area antistante la storica Villa Galvani, quasi a rappresentare un grande mazzo di rose, consente di osservare quella che si può, a ragione, definire l’arte dell’ibridazione.

Gruppi di rose, che potremmo chiamare “post moderne”, rappresentano l’opera dei più importanti ibridatori europei. Vi troveremo nomi noti come Meilland, Guillot, Austin, Kordes, o Barni ed altri forse per alcuni meno noti come Delbard, Tantau, Poulsen, Dickson, Harkness, e l’italiano Pantoli. Di ognuno è stata scelta una sola varietà tra quelle che, pur create oggigiorno, presentano, accanto alle peculiarità delle rose moderne (resistenza e soprattutto rifiorenza), le caratteristiche estetiche delle rose antiche, soprattutto per quanto riguarda la ricchezza delle corolle ed i romantici colori.

Accanto all’aiuola vi sono, quali inedite sedute, due grandi “foglie” rivestite in doghe di legno.

Completa il MIRA la collezione di rose antiche rampicanti, che contraddistingue l’area laterale da cui si accede alla nuova Galleria d’Arte.

Si è venuta così a creare una piacevole zona di sosta all’ombra di questi splendidi fiori. Qui si distinguono, tra le sarmentose, un gruppo di rose rampicanti in senso stretto, denominate con il termine inglese “climbers”, rifiorenti ma più rigide e le cosiddette “ramblers”, varietà più flessuose, ricche di vegetazione fin dal piede, di solito con un’unica ma indimenticabile fioritura di primavera/inizio estate.

Questi sono gli elementi che danno vita ad un itinerario abbastanza unico nel suo genere che si propone di unire bellezza, piacere e cultura: più di 760 rosai che presentano 185 varietà di rose appartenenti a circa 40 specie diverse, 586 piante di graminacee ornamentali appartenenti a 19 tra varietà e specie, ognuna dotata di un cartellino che mostra l’immagine del fiore o della spiga ed indica la specie, la varietà, la provenienza, la data della sua scoperta o ibridazione ed il nome del personaggio, ibridatore, viaggiatore o altro a cui dobbiamo la sua esistenza o notorietà.

Questi i ‘freddi’ numeri… Ma quando si legge il nome di qualcuna delle rose…ci si chiede: ma chi erano Mme Hardy, Marie Louise, Belle Isis, Mme Legras de St.Germain…? E il pensiero va a queste dame sconosciute…qualche moglie, figlia o semplicemente una presenza affascinante che aveva colpito il creatore di quella rosa tanto da legare a lei il suo nome per l’eternità… Ci sorprende la durata di anni ed anni di complessi incroci ed ibridazioni, con i successivi innesti che si originavano da pezzettini piccolissimi di rami delle rose originarie, scambiati tra appassionati magari lontanissimi tra loro…per ottenere proprio ‘quella’ varietà che oggi abbiamo davanti. Pensiamo a queste ‘creature’ dei vari Vibert, Pernet, Ducher, Hardy, Parmentier, Laffay…ibridatori che ci hanno tramandato queste rose, come un remoto messaggio, un bene da salvare e valorizzare e rammentiamo ciò che scrisse Antoine de Saint-Exupéry nel ‘Il Piccolo Principe’: “E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”…




1 Commento

  • Valeria says:

    dom1mag2011

    Valeria

    domenica, 1 maggio 2011

    |

    Questo pomeriggio sono andata a visitare il Parco dove sono collocate le rose. Una passeggiata interessante in quanto tutte le rose hanno un bel cartellino sul quale è scritto tutto su di loro, una bella e gradevole passeggiata didattica.


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