lunedì, 1 novembre 2010

Piante spontanee

E poi le chiamano piante spontanee

Da sempre le piante e i fiori che nascono spontanei nei campi e nei boschi appaiono bellissimi. Nell’ammirarli ti vien da pensare al fatto che nessuno si è rotto la testa per armonizzare i colori, nessuno ha cercato il terreno adatto o la posizione giusta. Eppure sono perfette! Sono nate e si sono sviluppate secondo il loro – chiamiamolo – istinto. E noi le vogliamo nel nostro giardino, perché siamo sazi dei prodotti dei vivai e della docilità con cui obbediscono ai nostri progetti.

Io, sulla scia delle bustine di Elisa (Semen Nostrum), le osservo da anni e ho constatato che sono difficilissime ed è inutile darsi da fare, se loro non vogliono crescere dove noi tentiamo di sistemarle.

Per spiegarmi meglio, vorrei raccontare di alcuni miei tentativi, falliti e no.

Da subito decisi di non volere il prato verde smeraldino, simile al velluto, curato e sempre uguale. Non si trattava solo di pigrizia, semplicemente mi ero accorta che il prato che si era formato “in loco”, una volta tagliati i rovi e le vitalbe e fatti sparire un gran numero di ligustri e robinie incombenti, era, tutto sommato, un buon equivalente. Inoltre il periodo di ingiallimento era piuttosto breve., non richiedeva innaffi e si arrangiava da solo in qualsiasi situazione.

Di questo prato devo premettere che era stato passato, prima delle pulizie finali, con la motozappa, il qual passaggio aveva provocato la moltiplicazione della aristolochia (aristolochia clematiti), pianta maleodorante e infestante. Per anni l’ho tolta da ogni punto del prato dove lei imperterrita aveva voglia di risorgere. Nei punti in cui finalmente il terreno appariva pulito, ho seminato il forassaco (Bromo erectus), in altri la poa pratensis, in altri loietto (almeno questi nomi erano scritti su un quadratino giallo appiccicato in fondo alla confezione dei semi). Non erano scomparsi il tarassaco, e molte altre piante quali geranium robertiano, la carota selvatica (daucus carota) e altre facili da sradicare nel caso fossero di troppo.

allium

Questo era stato fatto tra la primavera e l’autunno. Poi era arrivato l’inverno e nella primavera successiva prese piede l’aglio selvatico (almeno così io chiamo quell’aglio che, fitto come erba, spunta non appena le altre piante si mettono a riposo e il cui nome botanico potrebbe essere allium pubellum).

pratolina

La prima pianta che introdussi fu la margheritina bellis perennis, bianca e rosa sul suo bel cuscinetto di foglie. Ne trovai alcuni esemplari sui bordi di via del Pucino e misi alcune piantine qua e là nel prato, non mi hanno più abbandonato, a primavera il mio prato ha l’aspetto di un campo coperto di neve. Questa pianta non è difficile da contenere, tanto che alla prima rasatura lasciamo alcuni spazi rotondi in cui si sviluppa tranquillamente assieme alle graminacee. Con il tempo le aristolochie sono indietreggiate e ormai si sono ridotte seminascoste ai piedi di un rosaio Red meilland, estremamente spinoso. da cui non riesco a strapparle.

Il campo ormai era a posto, ma io avevo in mente papaveri e fiordalisi, gioia ineguagliabile dei prati nei libri di lettura della mia infanzia. E quindi volevo fiordalisi e papaveri. I fiordalisi (Centaurea cycanus) li ottenni senza grandi difficoltà da bustina. Alcune piante, ben ripulite intorno, formarono dei cespuglietti da cui feci cadere i semi sul terreno sottostante. L’anno dopo uscirono due piantine un po’ decentrate e poco visibili. Da allora seminai in vasetto per trapiantarle adulte. Mi si dice che non amano i trapianti, ma a me sembra che nella stagione giusta prosperino bene, anche se non si propagano per conto proprio come facevano probabilmente nei campi di grano di una volta.

papavero

E i papaveri? Quelli sono un po’ dappertutto, ma nel mio prato non venivano. Prendevo qua e là semi, piantine, addirittura zolle di terra: niente! Attecchivano bene dei papaveri orientali, grandi e molto vistosi, ma io volevo proprio i papaveri da campo (Papaver rhoes). Circa cinque anni fa dovetti prendere della terra da aggiungere al mio orto e feci venire dal “GIARDINERE” di Prosecco un camion di terra che sparsi negli spazi previsti per le diverse verdure. Incredibile: la primavera successiva su quel terreno fiorirono i papaveri che in seguito partirono in esplorazione di tutto il giardino. Ho imparato a distinguere le piccole piantine dalle erbacce e quindi adesso crescono dove voglio anche io. Dico “anche” perché loro continuano nelle loro libere visitazioni.

Questo apporto di terra purtroppo non ha portato solo i papaveri: si è installata anche una piantina dotata di radici lunghe e tenaci, più dure di quelle del vilucchio (che tra l’altro è una piantina graziosissima, quando si riesca a farla andare dove non fa danni). Ricercando tra i miei libri penso potrebbe trattarsi della reseda luteola che non riesco ad estirpare. Oltre alle radici, che dormono a lungo nel terreno per risvegliarsi prepotenti ai primi calori, bisogna stare attenti a non lasciarle fiorire, perché anche i semi fanno puntualmente il loro lavoro. Quindi bene i papaveri, ma almeno fossero senza cattive compagnie! Per alcuni anni qua e là (sempre nella terra riportata da “GIARDINIERE”) spuntò una graziosa piantina che penso fosse il centonchio azzurro o Anagallis azzurra. La curai, ne raccolsi i semi, ma è durata due anni in un angolo delle aiuole e poi è scomparsa. In conclusione mi godo i papaveri e combatto contro la reseda.

Ci sono poi altre spontanee. A me piace molto la crepis, una pianta pionera, cioè è una delle prime piante che rispuntano nei terreni petrosi e abbandonati. Ci sono momenti in cui il prato è tutto giallo, di un bel colore, più tenue di quello del tarassaco. Si accompagna alle bellis, al trifoglio rosa e bianco che qua e là contende lo spazio all’erba. Sui bordi del prato è sempre in agguato il lamium maculatum. Lo strappo, ma ogni tanto, quando lui riesce ad avere un aspetto abbastanza ordinato, lo lascio.

Ci sono due piante che mi piacciono in modo particolare e naturalmente non vengono da sole. In montagna ho trovato la scabiosa caucasica (knautia illyrica) non la nostra “vedovina” ma il colore è quello, e spunta imperterrita dopo gli sfalci. Non si espande molto, credo che dovrò fare uno spazio tutto per lei. Come del resto sto facendo per la sorella minore della bellis perennis, la margherita Crysanthemum leucanthemum. Se non pulisco intorno, sparisce tra l’erba.

dittamo

Ed infine vorrei parlare della filipendula e del dittamo (dictamus albus). Quest’ultimo in Carso, specie nella zona attorno a Basovizza, è infestante. Invano raccolsi i semi, ne strappai le piantine. Niente da fare. Da Susi garden (ma cosa non ha quel vivaio!) comprai una pianta, che però mi deluse, perché era di colore bianco e non rosa venato di porpora come quella che conoscevo. Finalmente, grazie alle scorribande di mia sorella in Carso, riuscimmo a far attecchire una piantina. In tre anni che è li, mi ha fatto un fiore, sparisce durante l’inverno e ho dovuto metterci un grosso segnale giallo perchè me ne dimentico. Lei spunta improvvisa ad aprile per scomparire già a settembre. Penso sia una pianta che ama il calcare e il terreno povero: il mio ricco prato argilloso lo disdegna proprio. Ho deciso di aspettare: chi la dura la vince.

La filipendula vulgaris. L’avevo vista raramente in Carso e ho voluto comprare una bustina da Semen nostrum. Non vi dico che fatica! Seminata e controllata a vista in settembre, a primavera l’ho trapiantata in un pezzo ben pulito di prato. L’ho praticamente covata. Soltanto l’anno successivo mi ha fatto i fiori (tra l’altro assai belli) e quest’anno mi sembra robusta, ben attecchita e forse anche si moltiplica. Non è in mezzo all’erba, ha il suo posto privilegiato, e oramai fa parte del giardino

Il numero di piante spontanee, locali è infinito. Ho parlato soltanto di alcune. Mi viene subito in mente la campanula trachelium…Cresce ai margini di prato, aiuola, bosco, prende facilmente la ruggine, ma è così bella e divertente!. Ad un tratto mette i fiori! Penso che le fotografie esprimano bene i suoi meriti.

Vorrei concludere dicendo che non è facile ottenere nel proprio spazio queste piante. Anche se le si lascia fare, non sempre sono accettabili. Si comincia osservando quelle che vengono da sole e poi…si comprano le bustine di Elisa!!!




2 Commenti

  • Valeria says:

    mer3nov2010

    Valeria

    mercoledì, 3 novembre 2010

    |

    Cara Anna Maria,
    Complimenti, il tuo racconto è bellessimo e simpaticissimo oltre che ad essere didattico, dai tutti i nomi latini delle piante spontanee.
    Ciao
    Valery

  • Maria Paola says:

    sab6nov2010

    Maria Paola

    sabato, 6 novembre 2010

    |

    E’ proprio vero, le piante sono capricciose. Quello che è infestante da uno, dall’altro non cresce neanche a morire.Poi c’è da dire che le piante si offendono anche. Ricordo di aver infierito per ridurre un senecio esagerato e poi degli anemoni, che poi se ne sono andati del tutto. Nel mio giardino c’erano rucoletta selvatica, papavero (da noi detto e mangiato come confenon) ed altre piante belle ed interessanti, che a forza di coltivare se ne sono in parte andate. Permangono due ellebori verdi sulla scarpata e qualche cespo qua e là di sclopit ed altro. Le coltivazioni intensive che noi facciamo ci fanno perdere delle cose di cui poi ci accorgiamo troppo tardi. In compenso semino a man salva papaveri in autunno e puntualmente crescono ovunque, di tutti i colori. Complimenti per il tuo articolo e le foto


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