venerdì, 5 aprile 2013

Qualche cosa sulle Clematis

Altro articolo tratto da Vita di Campagna

Le Clematis appartengono alla famiglia botanica delle Ranunculaceae, la stessa di peonie, ellebori, anemoni. Il loro nome deriva dal greco klema che significa viticcio.

I loro fiori sono composti non da petali ma da sepali, questa curiosità botanica è dovuta al fatto che nella clematide il calice non si distingue dalla corolla. Possono essere penduli, a forma di campana, di coppa, di tulipano o tubolari. In alcune specie e alcuni ibridi sono presenti staminoidi, stami trasformati in petali, per cui i fiori possono essere doppi o semidoppi.

Possono sbocciare singoli, a mazzi o corimbi. Le loro dimensioni variano enormemente, dai 1 2 cm delle erbacee e di alcune specie ai 15 18 cm degli ibridi.

Ogni fiore dura da tre a quattro settimane dal momento della sua apertura. La fioritura avviene in diverse epoche dell’anno, secondo le specie e le varietà.

Le foglie possono essere decidue o persistenti e, come i fiori, avere forme molto diverse. Possono essere opposte, alternate, tomentose o lucide, semplici, palmate, pinnate o bipinnate, con margini lisci o dentati.

Si arrampicano per mezzo dei piccioli delle foglie e sono adatte per ricoprire muri, staccionate, pergolati, colonne, tronchi di vecchi alberi o correre sul terreno come tappezzanti.

Le clematidi possono essere rampicanti, erbacee o legnose.

Le specie erbacee sono adatte per i bordi misti o come piante di compagnia a rose o piccoli arbusti. Sono tra l’altro fra le specie più profumate.

Classificate in oltre 600 tra specie e ibridi, variano enormemente in forma colori, dimensioni.

Le specie e loro ibridi, come le erbacee sono molto meno note degli ibridi rampicanti a grandi fiori, ma sono altrettanto belle, facili da coltivare e offrono al giardinieri qualcosa di insolito. Sono originarie dall’Europa all’Asia, dall’America all’Australia; molte crescono spontanee in Italia come la C. viticella, la C. cirrhosa, la C. recta, la C. flammula.

La specie C. vitalba prospera nei campi e nei boschi di tutta Europa dove ricama i cespugli di rovi o si avvolge alle chiome degli alberi. I suoi tralci formano, con gli anni, robuste liane: festoni indistruttibili dagli intricati disegni. I suoi fiori, piccoli e pelosi color crema emanano un leggero profumo di vaniglia e, d’inverno, formano una moltitudine di infruttescenze simili a gomitoli di filamenti argentati che danno al bosco un aspetto fatato, che ha suggerito agli inglesi per questa pianta il nome di “Traveller’s joy”, “Gioia del viandante”.

In certe campagne i tralci della C. vitalba vengono intrecciati per farne cesti e gerle. In primavera gli amanti della cucina rustica vanno a caccia dei teneri germogli della vitalba che apprezzano per il sapore gustoso nelle frittate o, cotte, in insalata.

La clematide è una pianta portafortuna, un tempo i contadini usavano tagliarne i getti più lunghi e contornarne i campi per assicurarsi buoni raccolti.

NOTE DI COLTIVAZIONE

Le Clematis si piantano quando le condizioni metereologiche siano favorevoli, da ottobre a maggio, preferibilmente in terreni alcalini, anche se crescono bene in qualsiasi buon terreno da giardino.

E’ al momento dell’impianto che determiniamo il successo del loro sviluppo futuro.

IMPIANTO
Procediamo quindi come segue

  1. Scavare una buca di almeno 45x45x45 cm
  2. Sistemare sul fondo uno strato di letame ben maturo e uno strato di cenere di carbone che previene l’insorgere dell’unica grande malattia che può colpire la clematide, un fungo che genera il seccume del fusto
  3. Coprire il letame con terra o terriccio.
  4. Togliere la clematide dal suo vaso, aprire delicatamente il fondo della zolla, per liberare le radici strettamente avvolte sul fondo del vaso.
  5. Piazzare la zolla nella buca, in profondità, in modo che la base della pianta si trovi almeno a 5 8 cm sotto il livello del terreno: il primo paio di foglie, o nodi, saranno cosi interrati.
  6. Riempire completamente la buca e pigiare forte.
  7. Quindi per creare ombra al piede della clematide, regola imprescindibile per una corretta coltivazione, piantare alla base un piccolo cespuglio oppure schermare con una pietra, una tegola, un mattone.

Per avere una buona fioritura non si devono risparmiare le innaffiature. Le Clematis sopportano benissimo il sole più ardente, purché come abbiamo già detto abbiano il piede all’ombra e acqua da bere in abbondanza.

Una pianta dovrebbe bere almeno 20 l d’acqua alla settimana e nei giorni dei periodi più caldi 5 l per pianta al giorno. Una buona soluzione per innaffiare (e per fertilizzare) nel modo più efficace, soprattutto nei mesi estivi, onde evitare che il liquido venga sprecato tutt’intorno e non raggiunga che solo in parte le radici della pianta a cui è destinato, è quella di interrare un vaso vuoto (o un pezzo di tubo da 12 cm di diametro e 40 cm di lunghezza) di fianco alla pianta e versare l’acqua attraverso questo: 2/3 d’acqua nel vaso o nel tubo, 1/3 sul suolo tutt’intorno per mantenere umide anche le radici più vicine alla superficie.

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Proteggere gli steli sottili e fragili piazzando un cilindro di rete metallica tutt’intorno al piede della pianta, per un’altezza di 30 40 cm.

Se si pianta la Clematis ai piedi di un muro, contro un pilastro, per ricoprire un pergolato, perché si arrampichi su di un albero, su di una siepe o su di un singolo cespuglio ricordare che la buca va scavata osservando queste distanze: 35 cm dalla base del muro o del pilastro 15 cm dalla base del palo di pergolato o arco 60 cm dal tronco dell’albero o dei cespuglio infilare in terra con inclinazione verso muro, pilastro, pianta, albero ecc. un solido tutore a cui legare i rami della clematide.

Per far salire la clematide su di un albero piantarla sul lato a Nord di questo. Attorno al tronco dell’albero o contro il muro o il pilastro si può piazzare un sostegno supplementare come una rete o un traliccio di legno dove la Clematis possa aggrapparsi.

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Se non si concima, i fiori saranno ogni anno più piccoli. Una buona pacciamatura con letame stagionato, ogni autunno, è l’ideale.

In primavera dare ad ogni pianta una manciata di solfato di potassio per ottenere delle Clematis in buona salute e dei fiori dai bei colori. Durante l’estate bagnare le piante almeno una volta alla settimana e ogni 15 giorni aggiungere un buon fertilizzante liquido.

La pacciamatura è molto utile sia per mantenere il terreno sottostante fresco, che per nutrire la pianta, arricchendo di sostanze nutritive il terreno. Inoltre serve a proteggere le radici dalle temperature rigide invernali. La pacciamatura deve ricoprire almeno 60 cm quadrati attorno alla pianta, per uno spessore di 8-10 cm. Evitare il contatto diretto del materiale di pacciamatura, sopratutto se si tratta di letame fresco, con gli steli della pianta. Come pacciamatura si può usare: torba, composto di foglie, letame ben stagionato, terriccio o humus di lombrico, paglia, segatura o trucioli di legno tutti ben macerati.

Ricordare che le piante poste al piede della Clematis per creare ombra, tendono anch’esse a sottrarre acqua e nutrimento al terreno: non scegliere quindi piante troppo avide. Le piante più adatte per far ombra sono: viole del pensiero, primule, lavanda nana, potentilla, nepeta.

Le clematidi crescono bene anche in contenitore (vaso, cassetta, mastello) che deve avere una profondità di almeno 40 cm.

Si seguano, anche in questo caso, le istruzioni dell’impianto in piena terra. Mantenere ben bagnato durante l’estate. La coltivazione in contenitore necessita di una maggiore attenzione, non solo per le innaffiature, ma anche per la concimazione: fertilizzare con concime liquido almeno una volta alla settimana.

POTATURA

Tanto si è scritto e detto sulla potatura delle Clematis da far pensare che sia molto più complicata di quello che non è in realtà.

Stabilito che l’obiettivo che ogni giardiniere si propone è quello di ottenere fiori grandi e abbondanti e fogliame folto e sano, possiamo semplificare le regole della potatura dividendo le Clematis in tre gruppi, relativi al differenti tempi di fioritura.

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GRUPPO UNO (GR 1)
Fioritura invernale o primaverile precoce a fiori piccoli: nessuna potatura, solo pulizia dei rami secchi e deboli. A questo gruppo appartengono le Clematis sempreverdi ed inoltre le alpina, le macropetala, le montana.

GRUPPO DUE (GR 2)
La prima fioritura avviene sulla crescita dell’anno precedente, la seconda sulla crescita della stagione in atto: iniziare dall’alto di ogni ramo e scendere al primo paio di gemme ben sviluppate, tagliare subito sopra di queste.

Se ne avete il tempo potrete anche fare questa leggera potatura, dopo la fioritura per incoraggiarne una seconda, più tardi nella stagione.

I fiori doppi o semidoppi appaiono solo al secondo anno, perché fioriscono sul legno vecchio; quindi non stupirsi se il primo anno appariranno solo fiori semplici.

A questo gruppo appartengono gli Ibridi a Fiore Grande con fioritura precoce, quelli a Fiore Doppio e Semidoppio.

GRUPPO TRE (GR 3)
Fioritura estiva e autunnale: potatura drastica.

A fine inverno/inizio primavera iniziare dal basso e salire fino a trovare il primo paio di gemme ben sviluppate: tagliare sopra di queste, che si troveranno a 10-30 cm dal suolo. Se vi capiterà di tagliare a livello del suolo non preoccupatevi, un nuovo getto apparirà da sotto terra.

Per quanto riguarda le clematidi della specie orientalis potete scegliere tra una potatura leggera che darà una fioritura precoce o una potatura severa che darà una fioritura più abbondante con fiori più grandi, ma tardiva.

A questo gruppo appartengono gli Ibridi a Fiore Grande con fioritura tardiva: le viticella, la aromatica, la campaniflora, la eriostemon, le florida, la heracleifolla, la integrifolia, la jouiniana, la recta, la rehderiana, la tangutica, le texensis.

La potatura drastica (GR 3) deve essere fatta in qualsiasi momento durante l’inverno, ma prima della fine di gennaio poiché le clematidi iniziano a crescere presto.

Le Clematis del GRUPPO UNO producono una miriade di fiori che nascono sui rami dell’anno precedente e necessitano di grandi spazi, perché si sviluppano enormemente. Quindi se avete un piccolo giardino o lo spazio che avete dedicato loro è limitato sarà necessario, subito dopo la fioritura, potare anche drasticamente la pianta che avrà tutto il tempo, nell’estate, per produrre nuovi getti che saranno maturi per la fioritura della stagione successiva.

Per tutte le piante dei tre gruppi è consigliabile, il primo anno, al fine di ottenere l’emissione di più fusti e quindi una pianta ben cespugliata, effettuare una potatura in febbraio marzo, a 30 cm dal suolo.

Quando dopo alcuni anni le clematidi che appartengono al GRUPPO DUE siano diventate una massa informe, potatele anche drasticamente, dopo la fioritura, ma non sui rami legnosi. Entro la fine dell’anno si saranno sviluppati nuovi rami che porteranno fiori nella stagione successiva.

Le potature non devono mai essere fatte sui rami legnosi: le Clematis non lo tollerano. I rami verdi delle giovani piante diventano legnosi dopo alcuni anni, ma producono nuovi rami verdi. Sono questi nuovi rami, quelli da potare.

Le Clematis erbacee devono essere potate a livello del suolo, ogni anno a fine inverno.

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I PRIMI DUE ANNI

Le cure durante questo periodo, maggiori che in seguito, servono a garantire una buona crescita ed a ottenere una pianta sana e ben sviluppata.

In questi primi due anni bisognerà dedicarsi più allo sviluppo della pianta che alla produzione dei fiori.

E’ necessario effettuare una potatura precoce. Per gli Ibridi a Fiore Grande attendere dopo un mese, quando la pianta si sia ben ambientata in giardino, e procedere alla spuntatura dello stelo sopra alla prima coppia di gemme che si troveranno a circa 30 cm dal suolo.

L’asportazione di una parte di ramo e delle foglie incoraggerà l’emissione di un nuovo getto. Appena questo avrà raggiunto i 30 cm di lunghezza, spuntare nuovamente sopra le gemme. Continuare questa spuntatura sino a quando si sarà ottenuta una pianta forte e ben ramificata. Se avrete avuto la fortuna di avere una pianta con due getti iniziali procedere come detto sopra su entrambi gli steli.

L’unica vera grande malattia che può colpire le clematidi è il seccume del fusto, che è provocato da un fungo, l’Ascochyta clematidina. Cosa lo provochi e come lo si curi non lo si è ancora stabilito.

Tutto non è perduto se la pianta è giovane e ha un buon apparato radicale che sia in grado di emettere nuovi fusti sani (ciò sarà possibile se la Clematis sarà stata piantata in profondità, sotterrando anche una parte degli steli, i nodi di questi potranno emettere nuove radici).

Tagliare bene al suolo e asportare tutte le parti affette dal seccume e bruciarle. Mantenere le radici fresche ed umide, bagnare giornalmente per due tre settimane, fertilizzare una volta alla settimana e entro 15-20 giorni nuovi germogli appariranno.

Le Clematis potranno restare dormienti per alcuni mesi, quindi non disperate se nulla accade per questo tempo.

Molto raramente una pianta può soffrire di questo seccume più volte; comunque, se ne viene fuori, potrà diventare lo stesso un bellissimo esemplare.

Per prevenire l’insorgere di malattie fungine applicare, soprattutto nel periodo della crescita, un funghicida sistemico spruzzandolo sulle parti basse della pianta, dove la corteccia tende a spaccarsi. Ripetere in primavera e, a intervalli regolari, durante l’estate.

In conclusione, riassumendo: piantare profondo con 8-10 cm di stelo sotto il terreno. Spruzzare con un funghicida sia in autunno che in primavera. Bagnare bene per tutta la primavera e l’estate e, con un po’ di fortuna, le vostre clematidi saranno immuni dal seccume del fusto.




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