sabato, 21 gennaio 2012

Sulle tracce di antiche Rose

Da Roma alle soglie del 1800 tratto dal quaderno degli appunti

R. damascena 'Omar Khayyam'

R. damascena 'Omar Khayyam'

La presenza della rosa nella nostra penisola si perde nelle nebbie del tempo ma da quel passato emergono le voci di personaggi leggendari come Virgilio (70-19 a.C.) che cantò le rose di Paestum, di Plinio il Vecchio (79-23 a.C.), il più grande naturalista di quei tempi che descrisse le rose esistenti allora. Nella sua opera “Naturalis Historia” cita otto varietà denominate in base al luogo di coltivazione come: Campana, Praenestina, Milesia ecc… Tra le rose note ai romani vi erano la R. pimpinellifolia detta rosa “Spineola” per i molti aculei, la rosa “Graecula” ovvero R. canina e anche la R. moschata dal caratteristico odore di muschio e la R. sempervirens.


R. damascena 'bifera'

Furono proprio i romani a introdurre l’innesto come pratica di riproduzione e la forzatura dando vita a una coltivazione in larga scala tale da svincolare Roma dall’importazione di rose dall’Egitto.

Anche Columella, celebre agronomo autore di un trattato sull’agricoltura insegna a coltivare le rose. A queste testimoniaze del periodo romanico si unisce Marziale, poeta arguto e satirico che criticò l’esagerato consumo di rose recise che era costume di quel tempo.

I romani conobbero ed importarono rose, in seguito alle loro conquiste, dalla Grecia e dall’Asia minore. Con la caduta dell’Impero Romano decaddero pure la coltivazione ed il culto delle rose. Quasi tutte le varietà scomparvero e sopravissero soltanto quelle che poterono riprodursi da seme e naturalmente le botaniche.

R. gallica 'sconosciuta'

Durante il Medio Evo la rosa cadde nell’oblio anche perché osteggiata dal Cristianesimo essendo stata simbolo pagano nel periodo romanico, poche trovarono rifugio nei monasteri dove vennero utilizzate per la farmacia del tempo. Bisogna superare la fine del millennio, quando il papa Urbano II in segno di conciliazione nel 1096 inviò una rosa d’oro benedetta ai principati e sovranità cristiane determinando così il rilancio della rosa. Sucessivamente, sono i crociati che portano in Europa rose di grande interesse come la R. gallica raccolta da Thibault IV, re di Navarra e conte De la Brie, verso il 1270.

Sono le rose Damascene Perpetue (poi chiamate Portland) che hanno il massimo della popolarità all’inizio dell’800. E’ quasi obbligatorio pensare che la virtù della rifiorenza sia dovuta, per le rose di allora, alla cosidetta rosa di Paestum della quale rifiorenza non abbiamo prova evidente se non dai versi lasciateci dai poeti classici come Virgilio, Omero, Esiodo, Ovidio. E’ nell’area del Mediterraneo, e in Italia in particolare, che si hanno i presupposti per la nascita delle prime rose rifiorenti.

R. chinensis 'Old Blush'

Per avere notizie su rose rifiorenti dobbiamo attendere la fine del 1500 in quel di Ferrara dove il saggista francese Montaigne si imbatte in una rosa con la possibilità di rifiorire, purtroppo non ci sono descrizioni di questa pianta e dalla fine del 1500 al 1633 non si legge nulla sui trattati botanici di questa misteriosa rosa della quale fa riferimento il naturalista G.P.Ferrari nella sua Opera “Flora, seu, de Florum Cultura” in cui descrive una dozzina di tipi di rose, in particolare la “Rosa Italica flore pleno perpetuo”, (è possibile che la rosa rifiorente del Ferrari discenda dalla rosa di Paestum o R. damascena bifera). Questa rosa rifiorente viene chiamata “Omnium Mensium” (di tutti i mesi), dal colore rossastro e simile alla Damascena.

Circa un secolo più tardi Bartolomeo Clerici descrive nel suo trattato “Storia e Cultura delle piante” (Venezia 1726) circa 60 tipi di rose diverse. Il botanico C.C. Hurst ha indicato come R. chinensis i fiori presenti nel quadro “Venere e la Follia” del fiorentino Angiolo di Cosimo detto il Bronzino (1503-1563), conservato alla National Gallery di Londra. Sarebbe così provata la presenza in Italia di questa specie, più di due secoli prima di quanto ritenuto.

R. Portland 'Jacques Cartier'

Nel 1655, a Londra, il botanico John Rea parla della “Rosa Mensalis” come di una Damascena che in Italia può fiorire sette mesi ma che in Inghilterra, forse a causa del clima, si limita a soli 3 mesi.Non si sa se questa fosse la rosa di Ferrara o un’altra comunque era una rosa proveniente dall’Italia. Descritta come simile a R. Damascena, si può desumere che fosse rifiorente e a fiore più pieno della Damascena comune. Dalla originale si ebbero delle mutazioni bianche, striate, rosa a fiore singolo e con fiori a mazzetti, da queste verrà selezionata nel 1755 quella che sarà chiamata “Portlandica” (Portland Damask, Damascena Portlandica, Duchesse of Portland).

Rinvenuta nella città inglese di Portland, viene elencata come separata dal gruppo di rose “Omnium Mensium”. E’ opinione diffusa che la “Duchesse of Portland” discenda da un incrocio da R. Damascena Bifera con la R. Gallica. In realtà la “Bifera” non era ancora riconosciuta e data la facilità con cui venivano scambiati i nomi da una rosa all’altra, a seconda del botanico che le descriveva, e quindi ci si riferisca alla “Omnium Mensium”. Bisogna ricordare infatti che la R. Damascena era conosciuta come “Deux Fois l’An”, “Quatre Saison”.

R. damascena 'Trigintipetala'

Si trattava in ogni caso di una rosa nativa del bacino del Mediterraneo, forse arrivata a Ferrara e che diede origine alle rose Portland e quindi la “Rosa Italica flore Pleno Perpetua” avrebbe un importantissimo doppio ruolo nell’evoluzione delle rose moderne, prima con lo sviluppo delle Damascene Perpetue (Portland) e anche se indirettamente nelle Borboniane in seguito.

Il 1600 e il 1700 vedono cambiare lo scenario europeo della rosa.

Grazie ai loro esploratori, alle colonie e ai commerci con l’Oriente; l’Olanda, l’Inghilterra e la Francia diventano le fucine delle basi delle rose moderne.

La rosa in Italia non conosce in questo periodo l’esaltazione ma qualche sprazzo più che altro dovuto a iniziative di singoli. In questo arco di tempo in Italia sono presenti varietà di rose che potrebbero essere ibridi rifiorenti di damascene. Si ha notizia di “Rosa Italica” (Quatre Saison d’Italie, Rose d’Italie, Damascena Italica), che arriva da Firenze e la riceve, nel 1806, Dupont il noto rosaista francese e rimane in produzione per più di vent’anni, è di color rosa, semidoppia.

Nel 1811, arriva in Francia, sempre dall’Italia, “Henriette”, probabile sinonimo di “Italica”, dal fiore doppio rosa tenero. La precede la rosa “De Naples”, attribuita a Descemet, di questa non si ha descrizione ma il nome stava a giustificare la provenienza.

Nel 1812, Coquerel introduce una mutazione bianca di “Italica” con il nome di “D’Italie Blanche”.

Le immagini non sono esattamente correlate all’articolo per l’enorme difficoltà di reperire foto di rose così antiche molte delle quali sono scomparse.




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