giovedì, 19 settembre 2013

Un giardino unico

C’è nel Friuli Venezia Giulia un giardino che è unico, unico nel senso che non ce ne sono altri che gli rassomiglino.

Genericamente si può definirlo come giardino all’italiana dato che è composto da siepi tagliate a fila, ben sagomate, e ci sono molte statue, e vasi in pietra,e lunghi e diritti sentieri. I fiori ci sono ma non hanno il compito di imprigionare l’occhio. Quando ci si mette a “creare” il giardino, si hanno in mente composizioni ricordate dall’infanzia o ammirate durante i viaggi nelle terre del giardinaggio, quali Inghilterra o Francia. Ne prendiamo qualcosa, ne ripetiamo l’andamento di aiuole e sentieri per ritrovare quell’insieme che vagamente continua ad attirarci.

Ma qui, nel giardino di Roberta non è così. Qui è proprio “quel” giardino che non solo si evoca, ma si vuole riproporre.

E tutto dipende dalla sua nascita. È un giardino nato per raccontare la memoria di un altro.

La storia è questa: nel 1976 avvenne il terremoto in Friuli. Roberta abitava a Gemona e la sua casa era circondata da un notevole giardino all’italiana. Il terremoto distrusse tutto, la sua casa sprofondò in una specie di voragine e il giardino scomparve. Un momento simile non lo si può dimenticare. Roberta passò anni a recuperare resti di statue, di vasi, di frontoni, li conservò e quando si fu sistemata nell’”altra casa” a Martinazzo di Cassacco cominciò a “fare “il giardino. Aveva in mente quello e solo quello, ma la situazione logistica la costrinse ad adattamenti.

Infatti racconta: ”Dunque al momento della creazione di questo spazio verde, per me il giardino significava solo ed assolutamente quell’antico giardino all’italiana. È stato un giardino difficile da realizzare, sia per la situazione collinare sia per il terreno assai arido, ma la precedente predisposizione a terrazzamenti per via dei vigneti, mi ha molto aiutata. Le contrarietà intelligentemente affrontate, sono più feconde delle scelte facili, se con caparbietà, nonostante anche le inevitabili delusioni, si persegue il proprio sogno, alla fine il risultato rende orgogliosi e ci si sente assai gratificati. Qui si trovano tutte le piante ed essenze che c’erano nel vecchio giardino, ho ricreato con infinita pazienza, angoli e luoghi che sembrano gli stessi di un tempo, inserendovi le poche cose salvate (pietre, vasi, capitelli)”.

Il risultato è veramente convincente. I viali formati dalle siepi di lauro ceraso, bosso e ligustro sono pavimentati da erba; si dipartono da un centro (fontana, piccola radura, cippo, ecc…) e si perdono lontano come a perdita d’occhio. Quindi il giardino, che non è grande, appare invece molto esteso. E poi ci sono i “luoghi”, come il giardino del the, dove amavano riposarsi i genitori di Roberta, la stele dei cani, la scala…

Naturalmente possiamo parlare delle piante: tutte scelte e seguite accuratamente, tutte rigogliose tanto che si deve tagliarle nella parte davanti perché sovrastano le più basse messe come bordura. Questa non è un’operazione piacevole, ma non se ne può fare a meno. Come fioriture abbondano le ortensie che quest’anno hanno molto sofferto della siccità,e comunque sono piante robuste. Le ha già potate perché preparino durante l’inverno la loro spettacolare fioritura. Ci sono qua e là altre piante: oleandri, rose, balsamine… ma si incontra soprattutto il fiore preferito da Roberta, l’ibisco siriaco dalle fioriture prolungate e dai molti colori. Ce ne sono molti e di molte varietà con la preferenza per i bianchi.

Ma, come dicevo, la parte botanica è interessante soprattutto perché in armonia con la struttura del giardino.

Laddove invece non basta guardare, ma si devono chiedere informazioni, sono gli arredi: moltissimi, tutti diversi e tutti significativi.

Anzitutto ci sono i resti del vecchio giardino che vengono usati con molta fantasia e buon gusto. Son rimaste le statue più piccole; quelle grandi che si incontrano qua e là, messe come apparizioni misteriose, sono in pietra serena trovate anno dopo anno in negozi e da antiquari. Ci sono le grandi pigne che Roberta ha riprodotto per conto suo con stampo fatto da lei (quanti tentativi per riuscire ad averne uno soddisfacente!) e riempito con cemento o polvere di marmo. Ci sono poi le alzate: c’erano tanti vasi e tenerli con piante e fiori era un lavoro troppo complicato. Allora Roberta ha composto con stampo, modellatura a mano e cemento dei cestini di frutta sostenuti dagli antichi vasi di pietra. Ha composto diversi angoli particolari giocando con i vecchi resti, sassi e altro. Particolarmente belle sono le composizioni con sassi di fiume. Sono i sassi raccolti lungo il Fella che non sono solo bianchi come quelli del Tagliamento: ce ne sono di neri di viola di grigi, di rossi.

Nel percorrere il giardino ogni tanto ci si imbatte in decorazioni, cancelli, divisori in ferro nero ornati da volute eleganti dorate che giocano con la luce dei tramonti. Sono opere di Moreno, il marito di Roberta, che rimandano a opere analoghe dei parchi francesi. Anche questo contribuisce a rendere più grande il giardino e a dargli una personalità unica. Troviamo una spiegazione nel modo di essere di Roberta: lei ha sempre lavorato come restauratrice di quadri e altro riguardanti il periodo tra settecento, ottocento e primi novecento. Il suo gusto è quello e a quello si rifà nelle diverse aggiunte al giardino. Bisogna entrarci e allora si capisce tutto, al di là del ricordo doloroso di quel terremoto. E dove troviamo una dimostrazione? Sul muro della casa è stata riprodotta una madonna con bambino da un affresco di un’antica chiesa. Ebbene cosa tengono tra le mani i personaggi? Anziché un rosario Roberta ci ha dipinto delle rose: un omaggio moderno ad un’antica immagine.

E così questo giardino si colloca tra le cose belle e interessanti da visitare nella nostra Regione.

Le foto sono di Gianfranco




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