martedì, 5 novembre 2013

Verde Brillante

Conferenza di Stefano Mancuso in occasione della presentazione del suo libro “Verde Brillante”

Stefano MancusoStefano Mancuso è dirigente del LINV, Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale ed è membro fondatore della International Society for Plant Signaling and  Behavior. E’ anche Professore Associato presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli studi di Firenze. Ha pubblicato numerosi volumi e oltre 250 articoli su riviste scientifiche internazionali. Queste sono alcune note biografiche del relatore che ha sviluppato un tema di grande interesse per gli appassionati di piante e ambienti naturali, cioè la sensibilità e l’intelligenza del mondo vegetale.Nella prima parte dell’intervento è stato illustrato il punto di vista dei primi botanici e di come fossero superficialmente immaginati i vegetali, privi di qualsiasi sensibilità, della possibilità di muoversi e di poter interagire con l’esterno. Addirittura un personaggio famoso come Linneo, autore della nomenclatura botanica odierna, stentava ad ammettere che un vegetale potesse “mangiarsi” un insetto o altro piccolo animale (vedi piante carnivore). Alcune piante venivano associate a riti e sortilegi tenuti da maghi e streghe, altre erano protagoniste della farmacopea di quei tempi, detta “dei segni”, in cui la pianta ricordava, per qualche particolare, l’organo che doveva curare (vedi polmonaria , hepatica  ecc.) .Solo da studi relativamente recenti si sono potute acquisire migliori conoscenze sulla vita delle piante. Per esempio: il centro di controllo di tutte le attività vitali, non è unico, come negli animali e nell’uomo, ma è diffuso in più punti della pianta. Grazie a ciò un pezzo di ramo riesce a generare delle radici e riordinarsi come un nuovo individuo completo.La conferenza è proseguita analizzando come le piante siano dotate di sensori per adeguarsi alle situazioni esterne cioè, per esempio, cercare appigli per salire verso la luce ed essere più veloci delle concorrenti e nel caso delle radici, allungarsi verso l’acqua e fonti di nutrimento, grazie a centri di percezione particolari. E’ dimostrato anche che i vegetali sono sensibili e reagiscono a suoni e rumori sia con le parti aeree che con le radici (fonotropismo) le quali percepiscono diverse frequenze del suono, grazie anche alla conducibilità del suolo. Da studi sperimentali è emerso che particolari frequenze influenzano in modo positivo la nascita e la crescita delle piantine, mentre frequenze molto alte le inibiscono.Un altro momento  interessante della conferenza è stato quello riguardante la ricerca dell’acqua da parte dei vegetali, di come riescano grazie a particolari strutture cellulari delle radici, con la funzione di igrometri, a sentire la presenza d’acqua e dove si trovi esattamente nel suolo. Le comunicazioni tra le varie parti della pianta possono avvenire inizialmente tramite segnali di origine elettrica, ciò era sconosciuto fino a poco tempo fa, così come avviene negli animali e nell’uomo, dotati di cervello e nervi. In seguito avviene un completamento delle informazioni attraverso i canali linfatici con segnali di origine chimica. Stupefacente ancor di più è la possibilità di comunicazione tra le piante, anche distanti tra di loro, senza necessariamente appartenere alla stessa specie, con l’emissione di molecole chimiche nell’aria e nell’acqua. Questo avviene spesso in caso di pericolo e situazioni di stress, per esempio eccessive brucature da parte di animali. Questi segnali di pericolo possono indurre le piante a produrre tossine, velenose per gli animali che si cibano delle loro foglie e dei loro rami.

IMG_8839Durante il suo intervento, il prof. Mancuso ha toccato un altro argomento (fra i tanti, tutti di grande interesse) che mi ha sempre attratto e cioè la consociazione fra piante e fra piante e animali. Un esempio di consociazione della prima situazione, già cercata e voluta dall’uomo, sia nell’ortoche nel giardino, è ottenuta inserendo nei pressi delle piante da proteggere, dei vegetali che con gli essudati delle loro radici allontanano la minaccia dei nematodi, vettori di pericolose batteriosi e micosi, (vedi tagete, rafano ecc). Nel secondo caso è curiosa la simbiosi fra un tipo di acacia africana e le formiche, in questo caso l’albero offre rifugio al suo interno e tramite apposite strutture, simili a ghiandole, secerne nutrimenti zuccherini che sembrano portare le formiche ospiti, a una sorta di dipendenza dall’acacia. In cambio le formiche proteggono l’albero da attacchi di altri insetti e addirittura riescono a respingere animali come giraffe e antilopi che vorrebbero nutrirsi del suo fogliame. Alcune piante sono anche capaci di sfruttare animali a proprio vantaggio, come nel caso di certe orchidee (vedi Ophrys apifera,) che riescono a imitare con i loro fiori degli imenotteri come i bombi, ingannando così i maschi a tal punto che credono di accoppiarsi con femmine della loro specie. Tutto ciò per ottenere un sicuro trasporto del polline da una orchidea all’altra.

Un altro tema imicorrizanteressante sviluppato durante la serata, ha riguardato l’associazione, importantissima, fra piante e funghi, chiamata micorriza, poco conosciuta dalla maggioranza dei giardinieri. In questo caso gli apici radicali delle piante sono uniti intimamente alle ife (strutture sotterranee dei funghi) di particolari miceti (funghi) che ampliano a dismisura il raggio delle radici , alla ricerca di acqua e sali minerali indispensabili alla vita dell’albero che in cambio offre zuccheri elaborati tramite la fotosintesi. Ovviamente non esistono solo i funghi simbionti (consociazione mtualistica) ma anche quelli saprofiti (degradatori di sostanze organiche) e quelli parassiti (che vivono a spese di piante ospiti) che hanno comunque il loro motivo di esistere, assieme alle piante, all’interno di un grande equilibrio naturale, ancora difficile da comprendere.

L’intervento del prof. Mancuso è stato seguito da una folta platea, attenta e concentrata che al termine gli ha rivolto numerose domande, alcune di buon livello tecnico. Ho voluto anch’io porre un preciso quesito e cioè, se anche nelle piante ottenute dall’uomo, così ibridate, selezionate e innestate ovvero le “piante moderne”, quelle particolarità che ci erano appena state elencate fossero ancora presenti. La risposta è stata un semplice e preciso “no”, confermando ciò che già supponevo. Allargando la sua risposta il professore ha spiegato che certe specializzazioni, caratteristiche peculiari come rusticità, resistenza ai patogeni, facilità di riproduzione ecc. in molti casi sono andate perse a causa della sofisticazione operata dall’uomo.

Per chi fosse interessato ad approfondire questo argomento consiglio la lettura del libro “Verde Brillante” dello stesso Mancuso ma suggerirei anche di non farsi mancare  “Le Piante non sono Angeli” dello scomparso Giorgio Celli.




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