mercoledì, 15 maggio 2013

Visita ai giardini Laziali: Ninfa, Landriana, Torrecchia…

Il Circolo a caccia di bei giardini

Resoconto approssimativo del viaggio a Ninfa scritto a più mani da: Annamaria Mitri, Paola Colucci, Silva e Riccardo.

Avrei gradito qualche mano in più, ma credo che anche così renda l’atmosfera dsordinata e festosa del nostro giro. Abbiamo constatato che conosciamo tante piante, ma alcune in altri ambienti sembrano proprio un’altra cosa.

Cercavo Ninfa e ho trovato Antje Presti

di [Annamaria Mitri]

Ho visto dei bellissimi giardini, tutti pensati in modo diverso da quello cui ero abituata. C’è sotto una capacità di immaginare in grande, di prendere le distanze da proposte banali che mi hanno entusiasmato.

Non saprei adesso fare dei confronti di carattere paesaggistico o botanico. Mi limito a dire che non eravamo organizzati in modo tale da ottenere il massimo per queste visite. Anzitutto eravamo troppi e le visite non erano predisposte per i nostri assalti. Per cui non ho potuto assaporare l’ambiente magico di Ninfa, né capire il progetto messo in atto per la Landriana: queste visite erano fornite di guida le quali, pur brave, tarpavano le nostre scelte. Nel contattare i vari uffici avevo pensato di ottenere qualcosa di più personale, ma tra la pioggia, e altre cose non ci sono riuscita.

Meglio è andato con i giardini privati (in particolare ci ha affascinato la bellezza di Torrecchia) ma lasciatemi dire: il giardino come lo volevo vedere io l’ho trovato a Trigoria da Antje Presti.

E’ stato l’ultimo giardino. Descrivo quello che ho visto e ho provato.

Per disguidi di orario abbiamo dovuto anticipare l’arrivo e questo ha creato qualche difficoltà alla proprietaria che tuttavia ci è venuta incontro sul portone.

Siamo scesi dal pullman e lei ci aspettava seduta su una catasta di legna formata da tronchi molto grossi.

Non è una donna giovane, cammina a fatica, parla a voce piuttosto bassa.

Ha cominciato a raccontarci della terribile tromba d’aria che ha travolto il suo giardino il 17 marzo: stavano in casa e hanno sentito uno strano boato che circondava l’edificio. Sono usciti ed hanno visto grandi alberi abbattuti in pochi secondi: querce, aceri, sequoie. Nel crollo hanno travolto le piante intorno. sconvolgendo così il paesaggio amorosamente costruito per quel posto. Infatti lo scopo di Antje era stato quello di ricreare l’ambiente fatato delle fiabe di Grimm, dove i boschi sono un mondo a sé. E dopo 35 anni di lavoro paziente era riuscita a ottenere che davanti alla sua casa si estendesse un terreno con uno stagno e alberi tra i quali si scorgevano pezzi di prato e qua e là piccole distese di bucaneve, crochi, bulbose varie illuminate dalla luce che filtrava tra i tronchi.

Noi abbiamo visto ciuffi di silene bianchi (lychnis flos-cuculi) che si inseminano qua e là ed al suolo dicondra e la graziosissima helxine soleroil che si piegava sotto nostri passi e si alzava subito dopo. E così camminando tra le tracce degli alberi abbattuti e tagliati con grande spesa e sacrificio, (perché certo i taglialegna delle ditte non si curavano di evitare le primule e le aquilegie) abbiamo dimenticato il triste paesaggio della campagna romana oltre il muro di cinta ed abbiamo constatato come in neanche un ettaro di terreno era stato realizzato qualcosa di nuovo, qualcosa di eccezionale.

Siccome provenivamo dalla fredda accoglienza della Landriana, siamo rimasti piacevolmente colpiti da questa signora che nel portico aveva preparato un computer e ci ha fatto vedere le fotografie del disastro appena successo. E che ci ha lasciato girare liberamente per il giardino e che aveva preparato un fascio di piantine che ha diligentemente tagliato offrendo a ciascuno dei presenti un pezzo. Credo abbia regalato anche un ciuffo di helxine, ma noi non ci siamo resi conto che tanta bellezza non dipendeva dalla qualità della pianta (nota e facile da trovare) ma dalla pazienza di chi l’aveva ripulita dalle erbacce giorno dopo giorno.

Ammiriamo Antje per aver tenacemente lavorato per una sua idea che anche ora dimostra di non voler lasciarsi abbattere dalle avversità sempre in agguato nella vita di un giardiniere. E non dimentichiamo del suo giardino i canti di tanti uccelli diversi, i nidi delle rondini nel portico (con la rondine che va e viene), la marmellata di arance amare, le piante infilate nei buchi degli alberi.

E Ninfa?. Comunque ancora Ninfa? Bella malgrado la pioggia, (ombrelli, copriscarpe, impermeabili ecc), ben spiegata da una professionale guida.

Ancora adesso sento la voce di Bruna Blocca che mi dice: “Sì certo bella, ma c’è qualcosa di inquietante. Forse non sono riuscita a scacciare dalla mente quanto ho letto, che quelli che costruivano il giardino si imbattevano in ossa di scheletri umani.”

Lì c’erano state grandi battaglie e tanti morti. E quindi la “magica atmosfera” è ancora permeata da grandi sofferenze umane che la natura splendidamente trattata non riesce a cancellare.

Forse sta anche in questo il fascino indimenticabile di Ninfa. E rivedo anche Bruna Vattolo che da sotto l’ombrello sbircia intorno ed esclama, sola in mezzo al sentiero: “Questo ambiente è proprio magico!”




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