lunedì, 7 ottobre 2013

Il curriculum verde del giardino “Rosa Mundi” di Romeo e Liviana

E’ un pomeriggio di fine estate, cammino nel giardino che si stà accendendo delle tonalità dorate del tramonto e dei colori di fiamma dell’imminente autunno. In questo scenario si aprono qua e là gli ultimi fiori delle rose dai colori resi più vivi dal clima fresco.

Era il 1995 quando cominciammo, durante l’inverno, io e mia moglie a mettere i picchetti per definire dove piantare i primi alberi che lentamente avrebbero arricchito il terreno con il compostaggio delle loro foglie e ottenuto un equilibrio del suolo con le simbiosi micotiche e le consociazioni fra le piante, volevamo trasformare un terreno di quasi tremila mt quadrati, dove per anni si era coltivato solo mais, quindi un suolo impoverito da coltivazioni intensive, concimi chimici e applicazioni di deleteri diserbanti. Successivamente venne individuata l’area per l’orto e per la sua bordura perimetrale vennero piantate delle rose. Seguirono i primi impianti di giovani alberi da fiore e da frutti e anche querce e noci, seguì lo spostamento di un gruppo di rose che mi avevano lasciato i miei vecchi. I rosai apprezzarono molto l’essere inseriti in terreno nuovo e grazie a un po’ di concime e qualche cura in più, già dal primo anno, ci offrirono generose fioriture. L’inserimento in terreno nuovo portò una seconda giovinezza a quelle rose, allora piuttosto dimesse e malaticce.

I primi risultati positivi ci spinsero a voler aumentare la nostra scarsa conoscenza nel campo del giardinaggio. Mi ricordo che a quei tempi non sapevamo quasi nulla delle rose ma in un paio d’anni acquisimmo sicurezza, con l’aiuto di libri che non sarebbero bastati se non fossimo diventati costanti osservatori della loro crescita, delle loro debolezze e in certi casi della loro forza diventando così pazienti coltivatori.

Al giardino intanto venne dato il nome di “Rosa Mundi”, che è anche il sinonimo di una rosa molto antica che si presume risalga al 1550. L’ispirazione del nome ci venne da una mostra fotografica alla quale partecipammo con foto delle nostre rose. Il giardino è situato nella bassa pianura friulana coltivata a pescheti e viti poco distante dalla millenaria Basilica di Aquileia e negli anni è diventato meta di visitatori appassionati e di curiosi. Anno dopo anno aggiungemmo nuove piante, soprattutto rose, delle quali scoprimmo l’esistenza di varietà molto antiche, interessanti anche per il mito che le accompagna. In seguito l’interesse si allargò alle rose botaniche, superficialmente chiamate “selvatiche”, importanti per aver dato origine alle rose moderne. Esse si dimostrarono molto resistenti alle avversità e anche molto ornamentali d’inverno con le loro bacche.

A tutt’oggi, le rose presenti nella proprietà si aggirano sul migliaio, varietà di rose molto diverse tra loro, alcune molto rare, parecchie le antiche, molte le famose, altre sconosciute e altre ancora uniche perché ottenute, tramite semina, da miei incroci e dedicate ai famigliari.

Nel duemila ottenni il primo ibrido di rosa, quella che ho voluto chiamare ‘Mme Liviane’, a questa, con gli anni seguirono altre ibridazioni e dopo un periodo di prova, in un terreno vicino, sono state inserite in giardino.

La fantasia iniziale era quella di mettere insieme una numerosa collezione di rosai ma attualmente non mi interessa più la quantità ma piuttosto la loro rarità e la rusticità. Nel giardino non sono presenti solo rose ma anche diverse bulbose come narcisi, giacinti e gigli. Una discreta collezione di primule che colorano il giardino prima della fioritura delle rose, iridacee sia botaniche che ibride, arbusti da fiore e alberi da frutto accompagnati da un discreto numero di erbacee perenni.

Le rose più precoci iniziano a fiorire già da metà aprile, le altre seguono in un crescendo, entrando nella stagione più calda. Le più freddolose aprono i loro fiori a fine giugno. Durante l’estate e fino ai primi geli, si fanno ammirare le varietà dotate di rifiorenza e d’inverno le bacche rosse delle botaniche spiccano nel grigiore e si esaltano in caso di neve. Uno dei traguardi che c’eravamo prefissi era quello di avere qualche pianta in fiore in qualsiasi momento dell’anno, anche in condizioni climatiche difficili. Ovviamente le rose d’inverno riposano ma altre piante, con temperature appena sopra lo zero ci regalano i loro fiori.

Tutto quanto questo mondo vegetale è seguito e coccolato con passione e attenzione da noi, spesso con grosso dispendio fisico ma anche con molta soddisfazione.

Il desiderio primario era quella di riuscire a far nidificare gli uccelli e crescere i funghi in un pezzo di terra nudo e sterile e solo dopo quasi diciassette anni possiamo dire che tale risultato è stato raggiunto, questo a dimostrare l’avvenuto ripristino che grazie alla biodiversità recuperata si è originato un equilibrio e una naturalizzazione che è possibile raggiungere con costanza e passione.

Alcune foto del giardino




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