venerdì, 28 Febbraio 2014

Un ricordo del professor Viatori

[di Annamaria]
Come ricordare Lucio Viatori? Chiunque abbia frequentato il Circolo ha sicuramente avuto diverse occasioni per incontrarlo, per restare incantati davanti al suo giardino e nel contempo provare una gran simpatia per quest’uomo dall’aspetto semplice, arguto e bonario.

Ricordo l’inizio, quando Stefano, mentre facevo acquisti da Petrini, mi invitò ad andare a visitare un giardino speciale. Mi indicò la strada e concluse: “…e poi vede un monte coperto di fiori”. Infatti in quella stagione il giardino di Viatori era coperto da una splendida fioritura delle sue magnolie. Seppi dopo che quelle magnolie le aveva piantate tutte lui, facendosele spedire attraverso cataloghi. E così il resto delle piante, camelie, azalee rododendri: tutte acidofile, non comuni a quei tempi nei nostri giardini. Ma poi c’erano altre piante: i tanaceti, i viburni, le tiarelle per non parlare degli hemerocallis di vari colori (questi provenivano anche dalla Francia) e molte altre ancora. Penso si potrebbe fare il gioco dell’indovinare cosa non aveva. Un giorno lo trovai che si dava da fare con delle piantine che non mi parevano interessanti: “Sono pentestemon mi disse – e pare che si sviluppano benissimo risolvendo molti problemi di spazio e colori. Voglio vedere se non sono una fregatura…”.

Un’altra volta mi fece portare (venne Marina) una bellissima charissa, pianta mediterranea. Mi disse: “L’ho fatta da seme, ma adesso è troppo grande per tenerla in serra. Solo lì a Grignano può passare l’inverno all’aperto. Prova tu.”. Ma nemmeno da me resistette. Era tanto bella che ne comprai un’altra, ma nemmeno quella resistette all’umido inverno delle nostre parti.

Ne aveva tante di piante, ma aveva una grande cura nell’accostare i colori e soprattutto nell’armonizzare le diverse tessiture; di questa sua abilità ne facevan un po’ le spese le rose. Mi disse che era difficile ottenere dei bei cespugli di rose. Comunque anche di queste aveva un intero campo.
Un giorno, mentre contemplavamo il giardino di Britta durante la festa per la presentazione del libro di Maria Gabriella Buccioli, osservò con tono melanconico: “Tutti questi giardini durano finchè c’è il giardiniere che li ha piantati a curarli. Poi tutto finisce”. Doveva essere un pensiero che lo seguiva da tempo. Subito ribattei che il suo era troppo bello e importante per finire.

Ecco questo pensiero mi corre per la testa: il giardino Viatori deve continuare. Che possiamo fare? Bisognerà mettecela tutta. Farsi aiutare dal Comune, dalla Regione, pensare a un fondazione. Che ne so. Se non per lui per chi?

Anche da me un pensiero per Viatori

[di Annamaria]





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